Acciaio, Urso: «Modello Terni e Piombino anche per Taranto, abbiamo cambiato le regole Ue»

«L’intesa attuale è costruita, invece, su basi opposte: penali stringenti, obblighi precisi
e un sistema di vigilanza e monitoraggio rigoroso, con verifiche quadrimestrali, un comitato esecutivo presieduto dal Ministero e un tavolo dedicato agli impegni occupazionali che coinvolgerà le organizzazioni sindacaliSi aggiunge soprattutto un nuovo investitore, Metinvest, pronto a realizzare insieme a Danieli quei forni elettrici che loro avevano promesso e che non hanno mai voluto fare, con un investimento stavolta di circa 3,2 miliardi di euro. Così che Piombino possa finalmente tornare a produrre acciaio, ovviamente green, diventando nuovamente uno dei più importanti poli siderurgici italiani ed europei». Così il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso a proposito dello stabilimemto toscano.
Intervenendo alla Camera, in risposta a un’interrogazione del suo stesso partito di appartenenza, Fratelli d’Italia, Urso ha fatto riferimento anche anche agli impianti siderurgici di Arvedi in Umbria: «Abbiamo lavorato insieme, in una logica di sistema Paese, con il comune di Piombino e con la regione Toscana, grazie a questo finalmente esistono le condizioni per la rinascita del polo siderurgico di Piombino, così come abbiamo già fatto – questa è politica industriale – con il polo siderurgico di Terni, con l’accordo di programma, anche in questo caso con la collaborazione, lo evidenzio, del comune di Terni e della regione Umbria. Ci auguriamo che lo stesso si possa fare anche per Taranto, se tutti gli attori collaboreranno, come hanno fatto in Umbria e Toscana. Così potrà ulteriormente accrescersi la produzione siderurgica del Paese, che, voi lo sapete, ha registrato una crescita significativa nello scorso anno e anche nella prima parte di quest’anno, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa».
«Siamo riusciti a convincere la Commissione europea a realizzare le misure di salvaguardia sull’acciaio, dimezzamento delle quote e raddoppio dei dazi verso i prodotti
cinesi, e tanto più potrà farlo quando riusciremo a rivedere le regole degli Ets (il mercato europeo per lo scambio di quote di emissione di carbonio che impone alle acciaierie di acquistare ‘permessi’ per ogni tonnellata di CO₂ emessa durante il ciclo produttivo ndR). Ci auguriamo che venerdì la Commissione presenti, come sollecitato anche dalla
Francia con noi nell’incontro che abbiamo fatto al Ministero una revisione strutturale,
sostanziale, sostenibile del meccanismo perverso degli ETS, e così faccia anche nella revisione del Cbam (meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere ndR), che abbiamo imposto. Insomma, abbiamo fatto una nuova politica industriale in questo Paese. I risultati sono concreti e l’abbiamo fatta soprattutto cambiando le regole europee».
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