Cellulari e droga dietro le sbarre: maxi sequestro al carcere di Terni, 35 detenuti denunciati

Nella serata del 14 luglio, all’interno del carcere di Terni, nel reparto di Alta sicurezza, è stata condotta un’imponente operazione straordinaria di controllo che ha permesso di passare al setaccio l’intera sezione, perquisendo celle e spazi comuni. All’esito degli accertamenti svolti, con l’ausilio anche di cani, sono stati sequestrati 50 telefoni cellulari, 5 smartwatch e oltre 100 grammi di hashish, oltre a vari oggetti non consentiti dal regolamento. Al termine delle attività, 35 detenuti sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per i reati di cui si sono resi responsabili.
E l’addove Ii Provveditorato Umbria-Marche esprime piena soddisfazione per l’esito dell’operazione, Fabrizio Bonino, segretario regionale Sappe per l’Umbria dichiara: «L’operazione è stata senza dubbio efficace dal punto di vista quantitativo, i numeri testimoniano l’abnorme volume di illegalità che purtroppo si annida dentro le nostre carceri; ma non è sufficiente – ammonisce – andare a Terni con 200 unità, scovare telefoni e sostanze stupefacenti e limitarsi a deferire i responsabili all’autorità giudiziaria, per poi, con ogni probabilità, rivederli godere degli stessi privilegi di sempre. Sarebbe molto più importante – e molto più giusto – individuare uno per uno i detentori di quei telefoni e i possessori di quella droga, e dopo averli puniti severissimamente con sanzioni esemplari, proporre il loro immediato trasferimento ai confini più lontani della Repubblica. Altro che mantenerli in istituti dove hanno il privilegio di poter incontrare i propri familiari durante i colloqui, come se nulla fosse. Questi delinquenti, che non danno alcuna speranza di essere recuperati, che ribaltano le normali regole di convivenza a loro esclusivo beneficio, dovrebbero essere spediti lontano, dove possano scontare il residuo pena nel modo più duro e in mezzo a tutte le difficoltà che si meritano. Non possiamo più avere pietà di questi senza vergogna. Non è più tempo di mezze misure, di buonismi o di falsa rieducazione. L’Amministrazione ha il dovere di proteggere il personale e di restituire dignità a un sistema penitenziario ormai allo sbando. Chiediamo un cambio radicale di rotta: punizioni certe, trasferimenti immediati e fine dei privilegi per chi dimostra di non meritare alcuna fiducia. Questa è la strada per riportare la legalità dentro le carceri. Ogni altra cosa è solo fumo negli occhi».
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