Lazio

«Nessun segreto trasmesso a Mosca»

Hanno scelto la via del confronto, respingendo con forza l’etichetta di “traditori” e provando a smontare, pezzo dopo pezzo, il castello d’accusa che li dipinge come spie al servizio del Cremlino.

Si è tenuto ieri mattina, a piazzale Clodio, l’interrogatorio di garanzia di Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, i due ex appartenenti ai servizi segreti italiani finiti ai arresti domiciliari nel maxi-blitz del Ros dei Carabinieri guidato dalla Procura di Roma.

Entrambi ormai in pensione, i due ex agenti sono i protagonisti di un’inchiesta specchio dei tempi che coinvolge in totale sei persone, accusate a vario titolo di aver passato informazioni sensibili e dossier riservati all’intelligence di Mosca.

Davanti al Giudice per le indagini preliminari, i due indagati eccellenti non si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Al contrario, hanno accettato il faccia a faccia per fornire la propria versione dei fatti e chiarire la natura di quei contatti ad altissimo rischio finiti nei tracciati dei cacciatori di spie dell’Arma.

Piras «tranquillo» davanti al giudice

Il primo a varcare la porta dell’ufficio del Gip è stato Gavino Raoul Piras. L’ex 007 ha risposto punto su punto a tutte le contestazioni sollevate dai magistrati che da mesi monitoravano i suoi spostamenti e i suoi canali di comunicazione.

«Il mio assistito è apparso assolutamente tranquillo — ha spiegato l’avvocato Francesco Vaccaro a margine dell’udienza — ed è rimasto anzi soddisfatto dell’opportunità di essere stato finalmente ascoltato dal giudice. Ha fornito una spiegazione logica e dettagliata a tutte le condotte che gli vengono addebitate».

La difesa di Di Pasquale: «Incastrato da un amico»

Molto più netta e accorata la linea difensiva scelta da Vincenzo Di Pasquale, anche lui a lungo sotto torchio davanti al magistrato.

Il suo legale, l’avvocato Domenico Di Tullio, ha provato a delineare il profilo di un servitore dello Stato finito in un ingranaggio molto più grande di lui per via di una conoscenza sbagliata sul posto di lavoro.

La strategia difensiva nell’interrogatorio

Il profilo dell’indagato: Sottoufficiale dei Carabinieri in pensione, una vita intera spesa nei reparti d’élite per la sicurezza nazionale.

La linea sui segreti: La difesa assicura che l’ex agente non ha mai trasmesso, venduto o scambiato alcuna informazione classificata come “riservata, segreta o segretissima”.

Il legame con la rete: I contatti con la presunta cellula filorussa vengono descritti come una «relazione amicale episodica» nata negli stessi uffici ministeriali.

«Il mio assistito ha dedicato l’intera esistenza alla tutela dell’Italia», ha scandito con durezza l’avvocato Di Tullio. «Purtroppo è incappato in un rapporto di amicizia del tutto superficiale con un altro soggetto, un collega che lavorava nello stesso ufficio e che, con le sue azioni, lo ha letteralmente trascinato nella polvere».

Secondo la tesi difensiva, Di Pasquale avrebbe chiarito ogni singola circostanza di tempo e di luogo, escludendo il passaggio di documenti coperti da segreto di Stato. Al termine dell’atto istruttorio, il legale ha depositato sul tavolo del Gip un’istanza formale per chiedere l’immediata revoca o l’attenuazione della misura cautelare dei domiciliari.

La palla passa ora alla Procura per il parere, mentre le indagini dei carabinieri del Ros proseguono per blindare i riscontri telematici e i flussi finanziari della rete.

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