“95mila bambini in famiglie povere, ragionare su aumento spese per armi mi fa sentire in imbarazzo”: le parole del ceo di Intesa Sanpaolo
“Vedendo 95.000 bambini in famiglie con reddito sotto i 15.000 euro e pensando ai livelli del debito pubblico del nostro Paese, il fatto che stiamo ragionando su come aumentare le spese per le armi mi fa sentire in imbarazzo da cittadino italiano”. A pronunciare questa frase è stato Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo. L’occasione è stata la presentazione a Torino del progetto “Scelte future”, l’iniziativa realizzata congiuntamente con la Fondazione Compagnia di Sanpaolo e la Fondazione Ufficio Pio per sostenere il futuro educativo dei giovani.
“Non siamo una potenza nucleare, non lo saremo mai, abbiamo bambini che sono sotto questa soglia e che hanno un percorso di formazione e di tipo di reddito vincolante in un percorso educativo e se mi chiede qual è la priorità dico il sociale, non la difesa militare”, ha aggiunto Messina che, poi, rispondendo a una domanda ha sottolineato: ”Non lanciamo un messaggio alla politica ma ci mettiamo a disposizione del Paese, siamo un’azienda che genera molti utili e questo ci porta ad avere una visione per cui una componente di questi utili che generiamo possano essere restituiti alla comunità”.
Non è la prima volta che il numero uno di Intesa Sanpaolo esprime una posizione simile. “Certo che possiamo fare il grande riarmo, ma con tutti i poveri che abbiamo in questo Paese dobbiamo capire come usare il debito pubblico”, aveva dichiarato, nel maggio del 2025, dal palco del Consiglio nazionale della Fabi.
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