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Pensione: aderenti a Espero lasciano il servizio con circa 6.400 euro netti in più. Le cifre

Il Rapporto INPS analizza per la prima volta le prime coorti di pensionati iscritti al fondo negoziale della scuola: solo il 7,6% dei lavoratori cessati tra il 2016 e il 2024 aveva aderito

La previdenza complementare nel comparto scuola continua a coinvolgere una quota limitata di lavoratori, ma per chi ha aderito i primi dati empirici mostrano un beneficio economico al momento della cessazione dal servizio. È quanto emerge dal XXV Rapporto annuale dell’INPS, che dedica uno specifico approfondimento al Fondo Espero, il fondo negoziale riservato al personale della scuola.

L’analisi rappresenta una novità perché, a oltre vent’anni dall’avvio della previdenza complementare nel pubblico impiego, non si basa più su simulazioni teoriche ma sulle prime carriere effettivamente concluse.

Solo il 7,6% dei pensionati aveva aderito a Espero

L’INPS ha preso in esame 83.194 dipendenti del comparto scuola cessati dal servizio tra il 2016 e il 2024 per raggiunti limiti di età e titolari di pensione.

Di questi, soltanto 6.351 lavoratori, pari al 7,6%, avevano scelto di aderire alla previdenza complementare iscrivendosi al Fondo Espero e optando contestualmente per il passaggio dal trattamento di fine servizio (TFS) al trattamento di fine rapporto (TFR).

L’adesione risulta tutt’altro che uniforme tra i diversi profili professionali. I tassi più elevati si registrano tra:

  • assistenti scolastici (12,6%);
  • collaboratori scolastici (11%).

Molto più contenuta, invece, la partecipazione dei docenti della scuola secondaria, dove gli aderenti rappresentano appena il 5,4%.

Dal punto di vista del genere non emergono differenze sostanziali: l’adesione riguarda il 7,9% degli uomini e il 7,5% delle donne, in un settore caratterizzato da una netta prevalenza di personale femminile.

Chi ha aderito lo ha fatto a carriera già avanzata

Uno degli elementi più interessanti dello studio riguarda il profilo degli iscritti.

Le prime adesioni al Fondo Espero si sono concentrate negli anni immediatamente successivi alla sua nascita, soprattutto nel biennio 2005-2006. Tuttavia, quei lavoratori erano già vicini alla conclusione della carriera.

L’età media al momento dell’iscrizione era infatti di 53 anni, mentre al pensionamento l’anzianità contributiva media raggiungeva 33 anni.

Si tratta di una circostanza rilevante, osserva l’INPS, perché un ingresso così tardivo nella previdenza complementare riduce il periodo disponibile per accumulare rendimenti finanziari. In teoria, quindi, queste prime coorti rappresentavano il caso meno favorevole per valutare i benefici del secondo pilastro previdenziale.

Il confronto con chi è rimasto nel TFS

Per verificare gli effetti concreti della scelta, l’Istituto ha confrontato gli importi spettanti agli aderenti con quelli percepiti da lavoratori che non avevano aderito alla previdenza complementare ma presentavano caratteristiche analoghe per:

  • qualifica professionale;
  • anzianità contributiva;
  • imponibile pensionistico;
  • anno di cessazione.

Per gli iscritti al Fondo Espero è stata considerata la somma della quota liquidata e della cosiddetta “quota virtuale” della posizione previdenziale mista gestita dall’INPS, mentre per i non aderenti è stato preso come riferimento il solo trattamento di fine servizio.

Differenziale medio di 6.400 euro

Per tutti i profili professionali esaminati gli aderenti presentano importi medi superiori rispetto ai lavoratori comparabili rimasti nel regime TFS.

La posizione previdenziale cresce con il livello professionale:

  • circa 43 mila euro per i collaboratori scolastici;
  • fino a circa 82 mila euro per le qualifiche più elevate.

Nel complesso, il vantaggio economico medio degli aderenti è pari a circa 6.400 euro netti.

L’INPS sottolinea inoltre che questo differenziale rappresenta una stima prudenziale, perché non comprende la parte della previdenza complementare gestita direttamente dal Fondo Espero, ma considera soltanto le componenti contabilizzate o liquidate dall’Istituto.

Il vantaggio resta anche dopo la tassazione

Uno degli aspetti affrontati nello studio riguarda il diverso trattamento fiscale applicato a TFS, TFR e previdenza complementare.

Il TFS gode generalmente di un regime fiscale più favorevole rispetto al TFR. Nonostante questo, l’analisi mostra che il vantaggio economico degli aderenti non viene annullato dalla tassazione.

Anche considerando gli importi netti, il differenziale positivo rimane nell’ordine dei 6.400 euro.


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