«Parlerò con te». A San Luigi Gonzaga in centinaia ai funerali di Davide Mariotti
PESARO Una farfalla bianca che si posa sulla spalla e ha «un’altra vita da incontrare». Sono state le parole della canzone di Ultimo ad accompagnare l’ingresso del feretro di Davide Mariotti nella chiesa di San Luigi Gonzaga. Poi, ascoltando la fidanzata, il cugino e gli amici raccontarlo, Davide sembrava quasi tornare tra loro: il sorriso, la risata travolgente, le battute, i progetti, le giornate trascorse insieme. Come se “Dado” fosse ancora lì, come se non se ne fosse mai andato.
La partecipazione
Circa 250 persone hanno partecipato ieri pomeriggio all’ultimo saluto al giovane pesarese morto a 23 anni dopo il tragico incidente in scooter avvenuto al Curvone. Tanti ragazzi, stretti intorno ai genitori, alla famiglia e alla fidanzata. Fuori dalla chiesa palloncini bianchi e gialli e gli striscioni dedicati a Davide. Su uno campeggiava soltanto il suo soprannome, «Dado». Su un altro il ritratto lasciato dagli amici: «Senza maschere, puro e con una risata travolgente, ha vissuto davvero ed è così che ti ricorderemo». Parole riprese da don Giuseppe Fabbrini durante l’omelia: «La morte è sempre guardata con sospetto, ma in questa storia procura un dolore insopportabile e innaturale. Mai un genitore dovrebbe vedere la morte di un figlio». Davanti alla domanda che tutti portavano nel cuore, non ha cercato facili spiegazioni: «Perché? Possiamo dare risposte infinite, ma nessuna ci metterebbe il cuore in pace». Ha invece invitato a custodire ciò che la breve vita di Davide ha lasciato negli altri: «Abbiamo bisogno di persone che vivano davvero e non si lascino vivere, che non giochino con la vita, ma la mettano in gioco fino in fondo come un dono».

I ricordi
Davide, giardiniere, aveva forse imparato anche dalla natura quella sincerità: «Le piante non sono mai false». Don Fabbrini, che lo aveva battezzato, lo ha salutato con parole personali: «Un giorno, per volontà dei tuoi genitori, ti ho consegnato a Dio come suo figlio. Oggi sono qui a consegnarti di nuovo al Signore della vita. Come mi diceva tua madre – ha aggiunto -, in paradiso dovranno avere pazienza con te, perché porterai scompiglio e confusione». «Mio cugino, mio fratello e mio grande amico. Non facevi mai le cose a metà e ci mettevi sempre il cuore. Bastava una chiamata e c’eri», così Michele, mentre gli amici lo definiscono «un motore di energia, un produttore di felicità, uno che quando entrava in una stanza la accendeva». La voce più intima è stata quella della fidanzata, accanto a lui da 8 anni. Ha ricordato l’amore cresciuto insieme, i progetti, le canzoni degli Articolo 31 in macchina, il gatto, le piccole discussioni domestiche e l’ultimo pomeriggio trascorso in piscina. «Sei la mia persona da 8 anni e lo sarai per sempre». E ancora: «Continuerò a portarti nelle mie giornate, a parlarti, a chiederti consigli, a vederti ovunque».
Il saluto
«Maestro, non ti importa che siamo perduti? Oggi è il nostro grido verso il cielo. Dio sembra addormentato. Eppure, è nella stessa barca, qui, nelle nostre lacrime e nel dolore». Un Dio, ha detto don Fabbrini, «che non ci salva dalle situazioni, ma nelle situazioni», presenza discreta che non lascia soli. Anche per questo Davide, nel ricordo di chi lo ha amato, resta «una sorta di maestro».




