Marche

Amianto killer, mezzo milione di risarcimento alla famiglia del carabiniere di Fano morto. Aveva scavato tra le macerie di Firenze dopo un attentato mafioso


FANO Una sentenza definitiva del Tribunale a Pesaro ha riconosciuto come vittima del dovere un maresciallo capo dei carabinieri, fanese, che morì a 56 anni a causa di un mesotelioma, un tumore della pleura – raro e aggressivo – causato in via principale dall’esposizione all’amianto. Il Ministero dell’Interno è stato condannato «a risarcire la famiglia con oltre 500.000 euro». 

La tutela

Si conclude così una causa durata «13 anni», spiega Ona, l’Osservatorio nazionale amianto, che ha fornito assistenza legale alla famiglia del maresciallo capo. Il presidente dell’associazione, l’avvocato Ezio Bonanni, ha infatti tutelato la famiglia del maresciallo capo, che si arruolò nell’Arma nel 1975, prestando servizio fino al 2002. «Tra gli episodi che hanno segnato la sua carriera – riepiloga una nota di Ona – è anche l’intervento immediatamente successivo alla strage mafiosa in via dei Georgofili a Firenze, nella notte del 27 maggio 1993». Il quel caso il maresciallo fanese «fu tra i primi carabinieri a scavare tra le macerie per cercare i sopravvissuti». Prosegue l’Osservatorio: «Proprio in quei luoghi devastati dall’esplosione, era presente anche amianto disperso nell’aria, che si aggiungeva alle esposizioni già subite nel corso degli anni durante le esercitazioni, nelle caserme e attraverso materiali allora comunemente utilizzati, come guanti e panni contenenti amianto impiegati per la manutenzione delle armi che, secondo il Tribunale e la consulenza tecnica d’ufficio, hanno determinato l’insorgenza della malattia», dall’esito infausto.

L’associazione di promozione sociale Ona ricorda un sottufficiale dell’Arma orgoglioso dell’uniforme, che affrontò con grande dignità la sua battaglia contro una patologia maligna, consapevole che «difficilmente avrebbe vinto quella battaglia». Aveva soltanto 56 anni, quando si spense a causa del mesotelioma. «Da quel giorno – prosegue la nota dell’Osservatorio – iniziò una seconda battaglia combattuta dalla moglie e dai figli, questa volta nelle aule di Tribunale, per ottenere ciò che ritenevano un diritto: il riconoscimento che quella morte era stata causata dal servizio prestato per il Paese. Oggi, dopo tredici anni, quella battaglia si è conclusa». La sentenza del Tribunale di Pesaro, «definitiva perché non impugnata», ha dunque riconosciuto che la malattia è stata causata «dall’esposizione all’amianto durante gli anni trascorsi nell’Arma dei carabinieri».

Nel dettaglio

Il Ministero dell’Interno è stato pertanto «condannato a riconoscere agli eredi – specifica l’Osservatorio – tutti i benefici economici previsti per le vittime del dovere, tra cui la speciale elargizione di circa 290.000 euro, gli assegni vitalizi di 2.300 euro mensili e i relativi arretrati maturati nel corso degli anni, per un importo complessivo di circa 500.000 euro». «Oggi – dichiara l’avvocato Bonanni – la giustizia afferma un principio fondamentale: chi sacrifica la propria salute per il Paese, non può essere dimenticato. Auspico che questa decisione rappresenti un punto di svolta per tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine e alle forze armate che attendono ancora il riconoscimento dei propri diritti».




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