«Così abbiamo più autonomia». Giudizio positivo (con riserva) dei 4 rettori
ANCONA La cornice piace, ora però bisognerà vedere come sarà disegnato il quadro all’interno. La nuova riforma sui concorsi universitari per docenti e ricercatori varata martedì sera dal Parlamento convince i quattro rettori degli atenei marchigiani, ma con riserva. Molto dipenderà infatti da come saranno costruiti intorno ai punti chiavi del testo i decreti attuativi del ministero. È lì che si giocherà la vera partita. La principale novità introdotta è sicuramente l’abolizione dell’Abilitazione nazionale scientifica, in vigore da 15 anni.
Cosa cambia
Era una sorta di patente rilasciata per chi voleva diventare docente o ricercatore, necessaria a partecipare ai vari concorsi. Ora tutta la responsabilità sarà in capo agli atenei: saranno loro a gestire direttamente i bandi. È stato quindi eliminato il doppio livello, basterà un’autocertificazione per dimostrare di avere i requisiti. Quindi più autonomia, ma anche più responsabilità a livello locale.
Quagliarini
Bene o male? «Sicuramente semplifica un sistema che era diventato abbastanza pesante – commenta Enrico Quagliarini, rettore di Univpm – E credo che sia molto positivo anche il fatto che si ampli la valutazione, che non sarà più basata solo sulla produzione scientifica, ma anche sulla didattica e sui progetti di ricerca. Inoltre è molto importante anche il sistema di valutazione ex post dei neo assunti, che premierà gli atenei più virtuosi. In sostanza questo disegno di legge introduce buoni propositi che danno più autonomia e responsabilità agli atenei, ma molto dipenderà poi dai decreti attuativi. Auspico quindi che in questa seconda fase ci sia un confronto serrato con chi rappresenta le università».
McCourt
Sulla stessa linea il rettore di Unimc John McCourt: «La riforma interviene su un nodo cruciale del sistema universitario: il reclutamento. La semplificazione delle procedure – specifica – può essere positiva se consente tempi più rapidi e una maggiore responsabilizzazione degli Atenei, ma dovrà sempre accompagnarsi a garanzie solide di chiarezza, trasparenza, imparzialità e qualità scientifica.
Questo è particolarmente importante per i tanti giovani ricercatori e ricercatrici che rappresentano un patrimonio di competenze, energia e futuro per il Paese. La sfida sarà applicare le nuove regole con rigore, assicurando che il merito sia riconosciuto e premiato e che resti alta la fiducia pubblica nel sistema universitario».
Leoni
E il concetto di sfida ritorna anche nelle parole del magnifico di Unicam Graziano Leoni: «Questa riforma affida agli atenei più autonomia e, insieme, più responsabilità. L’Università di Camerino è pronta a raccogliere la sfida, con procedure trasparenti e centrate sul merito, perché la selezione dei docenti e dei ricercatori resti un atto di serietà verso gli studenti e verso la comunità scientifica. Accogliamo con favore il fatto che oggi contino non solo le pubblicazioni, ma anche la qualità della didattica e l’esperienza di ricerca, e che il sorteggio dei commissari esterni rafforzi la trasparenza delle procedure». Ma ancora una volta torna il tema dei decreti attuativi, dove si «gioca la vera partita. Servono – aggiunge Leoni – criteri chiari e uniformi, perché l’autonomia sia una garanzia di qualità e non un rischio di frammentazione».
Calcagnini
Positivo ma cauto anche il giudizio del rettore di Uniurb Giorgio Calcagnini: «Emergono tre principali cambiamenti – specifica – L’abolizione dell’Abilitazione scientifica nazionale, sostituita da un’autocertificazione che dovrà comunque rispettare i criteri fissati dall’Anvu, sentito il Cun Il potenziamento dei concorsi su base locale, ma con una commissione nazionale sorteggiata. Infine, la possibilità, da parte delle sedi universitarie, di definire un profilo di ricerca e didattica coerente con il settore scientifico-disciplinare oggetto del concorso. Nel complesso – conclude – la riforma attribuisce agli atenei una responsabilità più diretta. Saranno ora i decreti attuativi a chiarire nel dettaglio tempi, procedure e modalità applicative».




