Sicilia

Inchiesta arbitri, nuove contestazioni a Rocchi: sotto esame altre due partite dell’Inter

Gianluca Rocchi avrebbe fatto spesso «verifiche preventive» sul gradimento o meno da parte dell’Inter di determinati arbitri, parlando con più interlocutori. E’ un nuovo spunto che viene a galla dalle carte dell’inchiesta milanese della Gdf sul sistema arbitrale, che comunque potrebbe essere destinata tra non molto ad una richiesta di archiviazione. Tuttavia, con la riformulazione del capo di imputazione per frode sportiva, effettuata per ascoltare l’ormai ex designatore arbitrale che si è difeso dalle accuse, sono saltate fuori altre due partite con sospetti di «combine» sulle scelte dei fischietti, tra cui una pure del campionato che si è appena concluso.

Secondo le ipotesi del nuovo invito a comparire, firmato dal pm Maurizio Ascione e dall’aggiunto Paolo Ielo, assegnatario del fascicolo da un paio di settimane, l’allora designatore, in «concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto», questi ultimi «agendo per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina», all’epoca presidente della Figc, sarebbe giunto a «designazioni frutto di interferenze».

Vengono elencate le due partite del 2025 già note: Inter-Milan semifinale di Coppa Italia del 23 aprile 2025 assegnata al «poco gradito» all’Inter Daniele Doveri per evitare, per l’accusa, che poi arbitrasse altri match per i nerazzurri più importanti e Bologna-Inter del 20 aprile 2025 al «gradito» Andrea Colombo. Poi, i due nuovi casi: Inter-Verona del 3 maggio dello scorso anno a Gianluca Manganiello per evitare lo «sgradito» Simone Sozza e l’ultima del 26 aprile scorso, ossia Torino-Inter, affidata a Maurizio Mariani, solo dopo «l’assenso dell’Inter perché da questa non gradito» e che sarebbe arrivato il 21 aprile. Mariani, unico fischietto italiano selezionato per i Mondiali, tra l’altro, era stato l’arbitro di Napoli-Inter 3-1 del 25 ottobre 2025, finita con polemiche arbitrali. Gravina non è indagato, come non risultano iscritti esponenti o dirigenti interisti che non sarebbero stati identificati con indizi circostanziati. Mentre il fronte dei «rapporti preferenziali» tra l’ex numero uno Figc e i vertici dell’Inter, che potrebbero aver influito sulle scelte di Rocchi, si ricaverebbe sempre da intercettazioni e in modo indiretto, ossia da colloqui tra Rocchi e altri interlocutori, tra cui pure dirigenti dell’Associazione italiana arbitri. Captazioni attivate nella primavera dello scorso anno, ma poi anche lo scorso aprile, pochi giorni prima in pratica dell’invio del primo invito a comparire a Rocchi, che portò alla sua autosospensione. Gli inquirenti stanno anche valutando perché ci sarebbe stata una presunta «interferenza» anche su quel match dell’ultima stagione, tenendo conto che l’Inter era ampiamente in vantaggio in campionato.

Uno dei punti, ma non l’unico, delle presunte richieste, tra l’altro, è che alcuni fischietti avrebbero portato «sfi..», ossia sfortuna. L’indagine, in cui non sono state effettuate perquisizioni con sequestri di telefoni, è passata anche per l’ascolto di una marea di testimoni, tra cui Giorgio Schenone, club referee manager nerazzurro, mai indagato. E’ stato messo da parte, invece, e stralciato, per un futuro invio degli atti a Monza, il capitolo delle cosiddette «bussate» alla sala Var di Lissone su Udinese-Parma e Salernitana-Modena del 2025, che vede iscritti, a vario titolo, sempre Rocchi, l’ex supervisore Andrea Gervasoni e i varisti Daniele Paterna, Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo. Sul fronte «combine» gli inquirenti della Procura diretta da Marcello Viola devono valutare in questi giorni se ci siano state «pressioni» per le designazioni, chi le avrebbe fatte direttamente e se queste soprattutto hanno portato ad «alterare il corretto coinvolgimento della competizione». Anche con una richiesta di archiviazione, però, gli atti potrebbero finire alla giustizia sportiva. Il pm Ascione, intanto, dal 16 luglio non sarà più in Procura a Milano.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »