Imprese: Umbria terza in Italia per peso della media manifattura

L’Umbria conta 67 medie imprese manifatturiere e sale al terzo posto in Italia, dietro Veneto e Lombardia, quando il dato viene rapportato alla dimensione dell’economia, del territorio e della base produttiva. È quanto emerge dal XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato da Mediobanca, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne. Il risultato – si legge in una nota della Camera di commercio dell’Umbria – non riguarda il numero assoluto di imprese. Toscana, Marche e Lazio ne hanno di più: rispettivamente 223, 119 e 76. L’indice misura invece quanto la media dimensione pesi dentro la struttura produttiva regionale. In Umbria si contano 2,6 medie imprese ogni cento società manifatturiere di capitali. La media italiana è pari a due, le Marche si fermano a 1,74, la Toscana a 1,56, l’intero Centro a 1,38 e il Lazio a 0,67.
Il confronto Nel Centro Italia sono censite 485 medie imprese. Quasi una su sette ha sede in Umbria. La regione ospita l’1,9% delle medie imprese italiane, pur rappresentando circa l’1,5% delle società manifatturiere di capitali. Secondo il Rapporto, l’Umbria è l’unica regione del Centro nella quale il peso della media impresa supera quello della base manifatturiera complessiva. Il dato non indica una maggiore dimensione industriale rispetto a Toscana e Marche ma mostra una fascia intermedia particolarmente ampia dentro un’economia più piccola.
Le aziende Lo studio considera società manifatturiere con 50-499 dipendenti e ricavi tra 19 e 415 milioni di euro, dotate di controllo autonomo, in prevalenza familiare o cooperativo. Restano fuori le imprese appartenenti a grandi gruppi italiani, quelle a controllo estero e quelle partecipate in maggioranza da fondi di investimento.
L’agroalimentare Il dato più rilevante arriva dall’agroalimentare. Nel sistema produttivo locale che comprende Trasimeno-Corciano, Appennino e Tevere, Todi, Umbertide e Valle Umbra Sud operano 13 medie imprese con un miliardo e 481 milioni di euro di ricavi, 393 milioni di esportazioni e 1.411 dipendenti. La media è di circa 114 milioni di fatturato e 109 addetti per azienda. Numeri che, secondo la Camera di commercio, collocano una parte dell’agroalimentare umbro oltre la sola dimensione delle produzioni tipiche e delle piccole eccellenze.
I distretti Nel distretto di Assisi-Umbertide, specializzato in abbigliamento e tessile, il fatturato arriva a 211 milioni di euro, con 111 milioni di esportazioni e 582 dipendenti. Oltre la metà dei ricavi, il 52,6%, arriva dall’estero. Nel distretto cartotecnico di Città di Castello il giro d’affari è di 213 milioni di euro e gli occupati sono 607. Le vendite oltreconfine si fermano però a 19 milioni, pari all’8,9% del fatturato. Insieme, i due distretti valgono 424 milioni di ricavi, 130 milioni di esportazioni e 1.189 posti di lavoro.
Il rallentamento Il quadro strutturale positivo convive con una fase congiunturale più debole. Nel 2025 le medie imprese del Centro hanno registrato una crescita del fatturato limitata allo 0,3% e una flessione delle esportazioni del 2,9%. I dati riguardano l’intera macroarea e non solo l’Umbria, ma descrivono il mercato nel quale operano anche le aziende regionali. Per il 2026, a livello nazionale, le aspettative tornano positive: più 2,5% per il fatturato e più 2,7% per le esportazioni.
Le competenze Il nodo principale riguarda il lavoro. Quasi il 90% delle medie imprese segnala difficoltà nel reperire personale. Il 67,2% fatica a trovare competenze tecniche e specialistiche, il 50,6% profili operativi. Il 77% ricorre a lavoratori stranieri. Il Rapporto segnala anche il peso della formazione. Tra le imprese che investono in tecnologie avanzate, l’aumento previsto della produttività al 2029 arriva al 16,8% quando l’innovazione è accompagnata dall’aggiornamento del personale. Senza formazione si ferma al 5,1%.
Dichiarazioni «Questo dato inedito sorprenderà molti, perché racconta un’Umbria industriale più solida e articolata di quanto spesso si immagini», afferma Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria. Per Mencaroni le medie imprese possono diventare il punto di raccordo tra grandi aziende, piccole imprese, artigianato e servizi. Il presidente sottolinea la necessità di costruire fornitori e partner locali qualificati, capaci di misurarsi con tecnologie, standard, sostenibilità e mercati. La Camera di commercio – conclude Mencaroni – deve continuare a sostenere le piccole e medie imprese nella transizione digitale ed ecologica, per rafforzare le filiere e trattenere più valore nella regione.
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