Appalti e tangenti, regge il “Teorema” sulla Provincia di Crotone. Giudizio immediato per 5 indagati I NOMI
È scattato il giudizio immediato per cinque delle venti persone coinvolte nell’inchiesta “Teorema” della Procura di Crotone su una presunta associazione a delinquere che, negli anni 2022-2025, avrebbe lucrato a colpi di tangenti sugli appalti della Provincia, ma anche dei Comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina. Lo ha decretato ieri la gip del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo. La quale, accogliendo la richiesta presentata il 3 luglio dal procuratore Domenico Guarascio e dalla sua sostituta Rosaria Multari, ha ravvisato «l’evidenza della prova» nei confronti dei cinque indagati sottoposti a misure cautelari. Per loro il processo inizierà il 14 ottobre davanti al Tribunale di Crotone in composizione collegiale. Adesso gli imputati hanno quindici giorni di tempo per decidere se essere giudicati col rito abbreviato (che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena) oppure se patteggiare.
Sono finiti a dibattimento: Fabio Manica, 47enne ex vicepresidente della Provincia ed ex consigliere comunale di Crotone (che si trova ristretto agli arresti domiciliari); Giacomo Combariati, imprenditore di 42 anni (anche lui ai domiciliari); Luca Bisceglia, ingegnere 52enne, e sua moglie Rosaria Luchetta, architetta di 47 anni (entrambi ai domiciliari); e Francesco Manica, avvocato 50enne e fratello di Fabio (divieto di dimora nel Crotonese). Associazione a delinquere, corruzione, falso in atto pubblico, truffa e frode nelle pubbliche forniture: sono questi i reati contestati a vario titolo ai cinque accusati.
Le indagini condotte dalla Gdf sono venute alla luce in prima battuta il 31 marzo con il sequestro preventivo di beni per circa 400mila euro, seguito dalle cinque misure cautelari eseguite il 17 aprile su disposizione della giudice Palumbo. Secondo gli inquirenti, al centro dell’ipotizzato raggiro ci sarebbe stata la società “Sinergyplus”, intestata a Combariati ma di fatto amministrata da Fabio Manica, ritenuto il capo del gruppo delinquenziale. In particolare, l’azienda avrebbe funto da collettrice delle tangenti derivanti dai vari lavori che l’ex numero due dell’ente intermedio avrebbe fatto assegnare, attraverso dirigenti e funzionari pubblici compiacenti, ad un gruppo di tecnici e imprese a lui vicini. E tra questi, ad esempio, figuravano da un lato Bisceglia e la consorte Luchetta e dall’altro le ditte “È impresa” e “Kreosolution”. Dopodiché, stando alla tesi investigativa, i professionisti e le imprese incaricati sarebbero stati soliti versare una quota dell’ammontare degli affidamenti, le mazzette mascherate da consulenze, sul conto corrente della “Sinergyplus”. Infine, il denaro incamerato sarebbe successivamente transitato su altri due conti riconducibili a Combariati, uno dei quali sarebbe stato in uso all’ex vicepresidente della Provincia. Mentre tra le fila dell’organizzazione, Francesco Manica avrebbe ricoperto il ruolo di consigliere legale. Nel collegio difensivo compaiono gli avvocati Gianluca Marino, Sabrina Rondinelli, Roberto Coscia, Vincenzo Cardone, Francesco Gambardella, Domenico Antonio Rizzuto e Pierpaolo Rivello.
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