Umbria Jazz, debutto da record con Sting: 20 brani per conquistare Perugia con il terzo concerto al festival

Ci sono notti in cui la musica smette di essere un semplice susseguirsi di accordi e diventa un ponte sospeso nel tempo, capace di unire il battito del presente alla memoria più profonda. Quella che si è respirata all’Arena Santa Giuliana è stata una di queste notti: un’atmosfera sospesa, dove l’emozione si rifletteva negli occhi di un pubblico pronto a farsi rapire ancora una volta dal carisma di un’icona senza tempo. È in questo clima di calda attesa che è risuonato un caloroso e sincero: «Siamo felici di essere qua per la terza volta». Con questo saluto, pronunciato ieri sera a Perugia di fronte a un’arena stracolma, Sting ha inaugurato l’edizione 2026 del festival di Umbria Jazz e ufficialmente la prima data italiana del suo acclamatissimo tour mondiale.
Ma quelle parole iniziali non sono state soltanto una cortesia di rito: hanno riavvolto all’istante il nastro di un legame profondo, ricordando agli oltre 13mila presenti che c’è sempre tempo per i grandi ritorni, specie in una città che ha segnato tappe fondamentali della sua epopea artistica. Con questo trionfale ricordo si chiude infatti un cerchio storico iniziato nel 1987, con l’indimenticabile debutto a Umbria Jazz, nell’anno di riferimento per popolarità ed esclusività. Sting si mise a completa disposizione del leggendario arrangiatore Gil Evans e della sua strepitosa orchestra per un concerto memorabile da 25mila spettatori. Poi il ritorno nel 2012 con il “Back to Bass”: tredici anni fa, sempre all’Arena, Sting chiuse il festival imbracciando il suo strumento più amato.
E sempre con il suo basso il cantautore britannico si è presentato anche questa volta davanti ad un popolo transgenerazionale: i nostalgici dei Police della prima ora, gli appassionati storici della sua prolifica carriera solista e moltissimi giovani curiosi di vedere dal vivo una leggenda da 100 milioni di dischi venduti e 17 Grammy Award che, a 74 anni compiuti, sa ancora dominare la scena da par suo.
Il progetto Sting 3.0 rappresenta una nuova era dinamica, capace di rileggere un repertorio immenso attraverso la lente essenziale e affilata di un power trio d’eccezione, che ha visto al fianco del leader il virtuoso chitarrista e collaboratore di lungo corso Dominic Miller e il trascinante batterista Chris Maas. Lo show di Perugia si è rivelato un concerto misurato, equilibrato e geometrico, complessivamente più delicato che puramente energico. La voce di Sting ha impiegato un paio di brani per scaldarsi e trovare la piena rotondità, ma una volta a regime ha marciato senza la minima sosta o tentennamento.
La scaletta strutturata per la serata di Umbria Jazz è stata una calibratissima sequenza di 20 brani. L’avvio è fulmineo con il graffio rock di ‘Message in a bottle’, seguita a stretto giro da altre gemme dei Police come ‘Every Little Thing She Does Is Magic’, ‘Wrapped Around Your Finger’ e una tiratissima ‘Driven to tears’. Accanto all’energia dei Police, Sting ha innestato i passaggi più sofisticati della sua produzione solista, molti dei quali inclusi nel recente album dal vivo Sting 3.0 Live. Il pubblico ha così potuto godere dell’intensità dell’ultimo singolo ‘I Wrote Your Name (Upon My Heart)’, dell’ironia pop di ‘Englishman in New York’, della dolcezza acustica di ‘Fields of Gold’ e dell’ipnotico crescendo etnico di ‘Desert Rose’, oltre a brani dal lirismo denso come ‘If I Ever Lose My Faith in You’, ‘Never Coming Home’, ‘Mad About You’, ‘A Thousand Years’, ‘Shape of My Heart’, ‘You still touch me’ e ‘Brand New Day’.
Nel finale del set regolare, l’adrenalina è salita al massimo su ‘Can’t Stand Losing You’: qui Sting ha scaldato definitivamente la platea gridando per tre volte consecutive “Umbria Jazz!”, prima di travolgere tutti con il ritmo in levare di ‘So lonely’ e l’abbraccio corale di ‘Every Breath You Take’. Per i bis, dopo una particolare versione di ‘Roxanne’, il musicista ha compiuto una scelta intima: ha lasciato il basso elettrico per imbracciare la chitarra acustica, intonando la celeberrima ‘Fragile’, quasi un omaggio a quel 1987 (anno di pubblicazione del brano) tanto caro pure ad Umbria Jazz. Una chiusura sussurrata, acustica e carica di phatos.
«Umbria Jazz grazie, arrivederci», sono state le ancora poche e ultime parole affidate alla notte perugina prima di una partenza lampo: proprio come accaduto all’arrivo, l’artista si è imbarcato immediatamente su un volo diretto in Svizzera per esibirsi al Montreux Jazz Festival, in attesa di ritornare poi in Italia il 31 luglio a Bassano del Grappa.
Il suo commiato lascia però Perugia con la sensazione che il legame sia più saldo che mai, aprendo già le speranze per una futura quarta volta. Intanto, i 13mila spettatori registrati per il suo concerto costituiscono il record assoluto per una singola serata all’Arena Santa Giuliana, proiettando Umbria Jazz 2026 verso l’incasso complessivo più alto di sempre. Ad oggi i biglietti totali venduti superano infatti quota 40mila, portando il festival a un passo dal primato storico assoluto degli oltre 41mila tagliandi.
La serata ha anche tenuto a battesimo il monumentale nuovo palcoscenico dell’arena (20×25 metri con 16 metri di profondità), una struttura titanica concepita per ospitare le maestose produzioni contemporanee, a partire dall’attesissimo concerto di Zucchero programmato per il prossimo 11 luglio.
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