Zoh Amba – Eyes Full: Dal jazz avant/garde ad un ruvido alt-folk, la rocker del Tennessee non conosce limiti :: Le Recensioni di OndaRock
Per una ragazza cresciuta ascoltando l’album degli Stooges “Fun House”, poter suonare il sassofono nella band di Iggy Pop durante due weekend al Coachella è ben più di un traguardo: per Zoh Amba è solo l’inizio. La ventiseienne del Tennessee possiede infatti molte altre armi da sfoderare. Con un esordio prodotto da John Zorn e un talento al sax che le è valso paragoni illustri con Albert Ayler, l’artista ha sviluppato una curiosità trasversale. Questa spinta l’ha portata ad abbandonare il Conservatorio di San Francisco per immergersi nell’underground americano, muovendosi dalle avanguardie jazz fino a intercettare Steve Gunn e Jim White, suoi compagni d’avventura insieme a Shahzad Ismaily nel progetto jazz-rock Beings.
Zoh Amba ha costantemente avvertito la necessità di associare allo stridio carnale e gutturale del suo sax anche il graffio viscerale della chitarra, strumento che ha fatto la sua timida comparsa nell’album del 2025 “Sun”, per poi diventare protagonista assoluta di un disco potente e innovativo, “Eyes Full”, che rappresenta una svolta creativa per l’artista americana.
Registrato in gran parte dal vivo in uno studio della North Carolina insieme a Jim White e Kevin Hyland, questo quarto capitolo è un cortocircuito ruvido tra folk degli Appalachi, blues, slacker country e grunge. Un amalgama perfetto di strutture armoniche ragionate e svogliatezze free-form. Le prime essenziali note di “OCD” resuscitano in un attimo la ruvida poetica folk di Michelle Shocked e l’energia dei Nirvana di “Mtv Unplugged In New York”, ed è solo l’inizio. Sarà impossibile non includere la splendida “Southern Soil” tra le canzoni dell’anno: un duro ma sincero dialogo con i genitori, alle prese con grandi dilemmi personali (il padre è in carcere per consumo e spaccio di droga), dove voce e corde si fondono in un disperato grido di dolore.
Che il passo successivo sia la rabbiosa title track non è un caso. Zoh Amba non ama i compromessi e punta dritta al cuore, forte di una tecnica chitarristica viscerale quanto il suo approccio al sax (per ora rimasto nella custodia). Le canzoni di “Eyes Full” non indugiano mai in una potenziale comfort-zone: anche la più empatica e poetica “Another Time” non concede tregua, mentre la vellutata e oscura “Thousand Years” si fa granitica con un taglio alla Sonic Youth, scia già tracciata dalla cavalcata grunge-folk di “Dead End Street”.
La sovrapposizione tra lo stile bruscamente folk della chitarra acustica di Zoh e le distorte sonorità di chitarra elettrica di Kevin, è non solo intrigante ma fondamentale per cogliere in pieno la forza devastante delle composizioni della giovane musicista. C’è un’urgenza viscerale nel noise-rock di “Odd Jobs” e una struggente poesia dietro l’acid folk di “Weed Eating” che profuma di apocalisse. “Eyes Full” suona come un disco registrato dagli ultimi sopravvissuti in cerca di altri esseri umani ancora vivi, le canzoni sanno di vissuto (“PG Tips”), di disperazione (“Child You’ll See”), ma anche di flebile speranza (“Smile WIth Your Eyes”), una dichiarazione d’amore per la vita, tanto poetica quanto selvaggia, autentica.
03/07/2026
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