Lazio

Corsa alla Sapienza, il comitato dei docenti per la Palestina interroga i 5 candidati: «Stop a intese militari»

La geopolitica irrompe nella campagna elettorale per la successione al vertice del primo ateneo d’Europa.

In vista del voto del prossimo ottobre che deciderà il nuovo rettore o la nuova rettrice dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, il comitato “Sapienza per la Palestina” – sigla che riunisce una fitta rete di professori e professoresse dell’ateneo – ha inviato una lettera aperta ufficiale ai cinque candidati in lizza, pretendendo una presa di posizione netta e trasparente sul conflitto in Medio Oriente.

Il documento chiede formalmente ai docenti in corsa di sottoscrivere un impegno programmatico per blindare l’università da qualsiasi collaborazione scientifica o industriale con paesi belligeranti, con esplicito riferimento a quella che viene definita “la tragica situazione in Palestina e negli altri Paesi sotto attacco israelo-americano”.

Immagine di repertorio

Il “pacchetto pace”: le quattro richieste del comitato

Il comitato dei docenti chiede al futuro inquilino del rettorato di piazzale Aldo Moro di farsi garante del ripudio della guerra sancito dall’Articolo 11 della Costituzione italiana.

La lettera delinea quattro punti programmatici vincolanti da inserire nella futura azione di governo dell’ateneo:

  • Bando alla ricerca militare: Rinuncia totale della Sapienza a qualsiasi progetto di ricerca militare, sia diretto sia indiretto, e stop ai contratti con aziende o istituzioni (pubbliche e private) attive nella filiera degli armamenti.

  • Boicottaggio accademico: Sospensione cautelativa di tutti gli accordi scientifici, di scambio e di ricerca con le università e i centri di studio di nazioni formalmente coinvolte in azioni di aggressione militare.

  • Riforma dello Statuto: Nomina immediata di una commissione consiliare ad hoc incaricata di inserire nello Statuto d’Ateneo i principi cardine della ricerca della pace e dello sviluppo umano egualitario.

  • Fondo rifugiati e ricostruzione: Apertura di un ufficio di coordinamento interno dotato di ampi finanziamenti per accogliere, inserire e borseggiare studenti e docenti in fuga da aree di guerra o da regimi autoritari, partecipando attivamente alla ricostruzione delle università distrutte dai bombardamenti.

Il comitato spinge anche su una netta inversione di tendenza nella gestione dell’ordine pubblico all’interno della città universitaria, chiedendo al futuro rettore l’impegno formale a ristabilire canali di dialogo costruttivi e distesi con tutte le componenti studentesche, comprese le sigle e le espressioni più radicali dei movimenti d’intifada studentesca.

La rosa dei cinque candidati alla guida dell’Ateneo

Le votazioni prenderanno il via ufficialmente il 6 ottobre. Per essere eletti sarà necessario raggiungere la maggioranza assoluta dei voti validi in una delle tornate elettorali programmate dal comitato elettorale.

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