Umbria

Interviene l’Anm su Bandecchi: «Le sue sono gravissime dichiarazioni»

Ferma presa di posizione dell’associazione nazionale magistrati dopo le dichiarazioni di Bandecchi sull’ultimo caso giudiziario che l’ha riguardato. La Giunta esecutiva sezionale (Ges) del distretto di Perugia ha diffuso venerdì una nota nella quale esprime «profonda preoccupazione e ferma condanna» per quelle che definisce «gravissime dichiarazioni pubblicamente rivolte» ai magistrati ternani dopo l’apertura dell’inchiesta nella quale Bandecchi risulta indagato.

Nei giorni scorsi il sindaco aveva attaccato duramente i pubblici ministeri nel corso di un incontro con i giornalisti, parlando di «ennesimo sgarro» e di «ennesimo sopruso» subito da parte della magistratura. «Sono estremamente tranquillo e molto arrabbiato perché penso di avere subito l’ennesimo sopruso da parte di pubblici ministeri dei quali non mi fido e non mi sono mai fidato», aveva dichiarato, sostenendo inoltre che la Procura aveva disposto perquisizioni nella sua abitazione di Roma per acquisire documenti che, a suo dire, sarebbero stati già disponibili negli uffici del Comune e della Provincia.

Le affermazioni, rilanciate anche attraverso video diffusi sui social e riprese dagli organi di informazione, hanno spinto la Ges dell’Anm a intervenire pubblicamente. Secondo l’associazione, «in uno Stato di diritto, il dissenso rispetto a un’indagine o a un provvedimento dell’autorità giudiziaria può e deve essere espresso attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento». Per questo vengono giudicati «inaccettabili attacchi personali, espressioni offensive e delegittimanti o accuse generalizzate rivolte ai magistrati, tanto più quando provengano da chi ricopre rilevanti funzioni pubbliche e istituzionali».

L’Anm ricorda che l’attività della Procura «si svolge nel rigoroso rispetto delle garanzie costituzionali, sotto il controllo della legge e con piena osservanza del principio di presunzione di innocenza» e che le indagini hanno «il solo scopo di accertare i fatti e verificare la fondatezza delle ipotesi investigative, nell’interesse della collettività e a tutela della legalità».

Nella nota la Ges ribadisce inoltre che «la critica alle decisioni giudiziarie è sempre legittima», mentre «non lo è la sistematica delegittimazione della magistratura attraverso insinuazioni, offese e rappresentazioni tese a screditarne l’imparzialità e l’indipendenza». Secondo l’associazione, simili comportamenti rischiano di compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e di alimentare un clima di contrapposizione incompatibile con i principi della convivenza democratica.

L’Anm esprime quindi «piena solidarietà e convinta vicinanza» ai magistrati della Procura di Terni e a tutto l’ufficio, sottolineando che «l’autonomia e l’indipendenza della magistratura costituiscono un presidio della libertà di tutti i cittadini e non possono essere oggetto di intimidazioni, pressioni o campagne di delegittimazione».

Dopo le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti, Bandecchi è tornato sulla vicenda con una nota scritta. Il sindaco afferma di avere sempre operato «con la massima trasparenza e nel solo ed esclusivo interesse della comunità locale e dei cittadini» e sostiene di essere «molto sorpreso» che l’ipotesi investigativa sia arrivata dopo «una campagna mediatica del tutto pretestuosa» promossa, a suo dire, da giornalisti «in evidente conflitto con il sindaco di Terni».

Bandecchi sostiene inoltre che il richiamo alla presunzione di innocenza contenuto nel comunicato diffuso dalla Procura «stride con i fatti», perché «le modalità di azione della Procura della Repubblica di Terni hanno scatenato una nuova gogna pubblica e mediatica» nei suoi confronti e nei confronti delle istituzioni che rappresenta. Il sindaco definisce l’impianto investigativo «una forzatura logica e giuridica» e annuncia di avere incaricato il proprio legale di verificare «in tutte le sedi competenti la legittimità degli atti dei pubblici ministeri», ribadendo al tempo stesso la disponibilità a essere interrogato e a fornire tutta la documentazione richiesta.

Lo scontro istituzionale arriva mentre il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e quindi in una fase nella quale, come ricordato dalla stessa Procura nei giorni scorsi, vale pienamente il principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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