caccia a Shahadat Hossain tra falsi allarmi e segnalazioni
Un cappellino da baseball calato sulla fronte, una maglietta blu a righe sottili, il passo rapido di chi vuole mimetizzarsi nel caos della metropoli.
Da quando il volto di Shahadat Hossain è impresso sui monitor delle forze dell’ordine e sugli schermi degli smartphone dei romani, nella Capitale è scattata una vera e propria caccia all’uomo psicologica.
Il quarantatreenne, ricercato numero uno per la brutale strage di Casalotti – costata la vita a una coppia di coniugi e alla loro bambina di appena otto anni – sembra essere ovunque e da nessuna parte, trascinando la città in un clima di profonda apprensione.
I centralini del 112 e i canali d’emergenza della Questura sono presi d’assalto. C’è chi giura di averlo incrociato mentre attraversava un sentiero isolato di un parco, chi sostiene di averlo riconosciuto alla pensilina di un autobus in periferia e chi si dice certo di averlo visto salire su un vagone ferroviario. Un tam-tam mediatico e popolare che per ora, però, ha prodotto soltanto una lunga scia di falsi allarmi.
Il giallo del treno per Bologna e la mappa del sospetto
La tensione ha toccato il picco nelle ultime ore lungo la rete ferroviaria. Una segnalazione considerata “altamente attendibile” ha fatto scattare il piano di intercettazione a bordo di un treno in corsa diretto a Bologna: l’ipotesi era che il fuggitivo stesse tentando di lasciare il Lazio per cercare un nascondiglio al Nord o per varcare il confine.
Il convoglio è stato bloccato e gli agenti hanno identificato il sospettato, scoprendo tuttavia che si trattava solo di una clamorosa somiglianza. L’uomo, estraneo ai fatti, è stato rilasciato e il treno ha ripreso la sua corsa.
Ma la mappa degli avvistamenti si allarga a macchia d’olio anche nei quartieri della periferia est.
Una donna ha allertato la Polizia convinta di aver incrociato Hossain a Villa Gordiani, lungo la via Collatina. Altri focolari di avvistamenti vengono segnalati continuamente da quadranti opposti della città.
La Procura di Roma, per stringere il cerchio, ha autorizzato la diffusione ufficiale della fotografia del ricercato, attivando persino una linea WhatsApp dedicata per raccogliere messaggi e file multimediali. Nelle prime ore sono arrivate decine di segnalazioni, ma nessuna si è rivelata finora la pista decisiva.
La Squadra Mobile scava nella rete dei fiancheggiatori
Dietro la facciata della psicosi collettiva, il lavoro degli investigatori della Squadra Mobile prosegue a fari spenti e su binari scientifici.
Oltre a verificare ogni singola chiamata per dovere di cronaca e sicurezza, gli inquirenti stanno analizzando i tabulati telefonici e i vecchi contatti del quarantatreenne.
L’attenzione è concentrata sulla comunità di riferimento dell’uomo: il sospetto è che qualcuno possa avergli fornito denaro, abiti puliti o un rifugio temporaneo in qualche seminterrato della periferia romana.
La ferocia del triplice omicidio ha scosso nel profondo l’opinione pubblica, alimentando un’emotività che rischia però di intralciare le indagini.
Per questo motivo, le forze dell’ordine hanno rinnovato l’appello alla cittadinanza a mantenere la calma e a utilizzare i numeri di emergenza solo in presenza di elementi concreti, certi e verificabili.
Roma resta con il fiato sospeso, mentre gli investigatori stringono le maglie della rete attorno al killer di Casalotti.
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