Navi logore, poche munizioni, l’incubo di più fronti: il report che gela gli Usa in caso di guerra con la Cina
L’esercito statunitense farebbe estremamente fatica a sostenere una guerra prolungata contro la Cina. È questo il responso netto che si legge nell’ultimo paper pubblicato dal think tank Center for Stretegic & International Studies (Csis). Le motivazioni di un simile verdetto sono altrettanto emblematiche. Nel caso in cui dovesse scoppiare un conflitto prolungato tra Washington e Pechino, infatti, le forze Usa dovrebbero fare i conti con la mancanza di un adeguato numero di munizioni a lungo raggio, sistemi di difesa aerea e intercettori, nonché di sistemi aerei, sottomarini e di superficie senza pilota. C’è poi il rischio che un fantomatico vis a vis contro il Dragone nell’Indo-Pacifico possa sovrapporsi ad altri fronti militari, rendendo il tutto ancora più insostenibile. Last but not least, i tempi di produzione di alcune munizioni critiche – dall’SM-6 ai Tomahawk – si aggirano tra i tre e i quattro anni.
Il paper militare che gela gli Usa
Cosa dovrebbero fare gli Stati Uniti per evitare di farsi trovare impreparati? Innanzitutto, a detta del Csis il Congresso e il Pentagono necessiterebbero di un impegno costante per contratti pluriennali volti a finanziare le infrastrutture di base, la prontezza operativa e il mantenimento di aerei e navi, e la rapida produzione di un mix di capacità, sia di alto che di basso livello, per un concetto operativo di scenario infernale nell’Indo-Pacifico. Gli Usa dovrebbero inoltre aumentare ancor di più gli aiuti militari a Taiwan, soprattutto considerando un arretrato di circa 32 miliardi di dollari.
La guerra con l’Iran avrebbe inoltre seriamente compromesso la disponibilità di munizioni statunitensi in vista di un’eventuale guerra con la Cina. Come ha spiegato il Wall Street Journal, gli Stati Uniti hanno consumato così tante munizioni nell’operazione contro Teheran che alcuni funzionari dell’amministrazione Trump ritengono sempre più probabile che il loro Paese “non sarebbe in grado di attuare pienamente i piani di emergenza per difendere Taiwan da un’invasione cinese qualora si verificasse a breve termine”.
Il dibattito è aperto, ma il Csis ritiene che le forze armate statunitensi soffrano da anni di una carenza di munizioni sufficienti per un conflitto prolungato contro la Cina. Tanto più nell’eventualità, sopra accennata, di un doppio confronto simultaneo in più scenari.
Come prepararsi alla Cina
Sul fronte opposto, la base industriale della Difesa cinese è pressoché in Stato di guerra e l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) sta costruendo sistemi d’arma su larga scala in tutti i principali domini bellici: terrestre, aereo, marittimo, spaziale, cibernetico e nucleare. E ancora: le basi e le infrastrutture statunitensi dislocate in Giappone, nelle Filippine, a Guam e in altre località asiatiche sono altamente vulnerabili agli attacchi missilistici e con droni di Pechino. Le forze armate statunitensi devono poi affrontare significative sfide in termini di prontezza operativa.
Washington necessità di diverse capacità per contrastare la Cina: un mix di piattaforme sottomarine, come sottomarini d’attacco e veicoli sottomarini senza equipaggio (UUV) a basso costo; un mix di piattaforme aeree, come sistemi aerei senza pilota (UAS) low cost e aerei e bombardieri stealth di quinta e sesta generazione; missili di precisione a lungo raggio; sistemi di difesa aerea; e una serie di capacità spaziali, di controspazio e cibernetiche. Tuttavia, come conclude l’analisi del Csis, gli Stati Uniti non dispongono di un numero sufficiente di mezzi in molti di questi settori per una guerra prolungata: un problema non da poco.
Come se non bastasse, in diverse simulazioni di guerra condotte dal richiamato think tank, l’esercito statunitense esauriva le proprie scorte di alcuni tipi di missili a
lungo raggio entro la prima settimana di un conflitto per difendere Taiwan. Sarebbe quindi impossibile per gli Usa sostenere un combattimento senza armi a lungo raggio. Soprattutto contro la Cina nei mari dell’Indo-Pacifico.
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