Marche

«Ergastolo». Alla sentenza Di Levrano abbassa il capo

PESARO Alla lettura della sentenza, pronunciata dalla presidente della Corte d’Assise di Pesaro Lorena Mussoni, Ezio Di Levrano, 55 anni, ha abbassato il capo per qualche istante. La condanna all’ergastolo, con isolamento diurno per tre mesi, come ha riferito poi il suo legale Salvatore Asole, era stata preventivata dal suo assistito. Non si è scomposto più di tanto, ma sicuramente non è rimasto indifferente.

 

Reo confesso

Di Levrano è reo confesso dell’omicidio della moglie, Ana Cristina Duarte Correia, uccisa la notte del 7 settembre 2024, nell’abitazione di Saltara di Colli al Metauro, dove la coppia viveva dopo essersi trasferita da Porto Torres. La donna, 38enne brasiliana, fu massacrata con 8 coltellate all’addome. In casa erano presenti i tre figli della coppia che allora aveva 6, 13 e 14 anni. A carico dell’imputato, anche il risarcimento alle parti civili: una provvisionale di 50mila euro a favore della mamma di Ana Cristina. E di 100mila euro per ciascuno dei tre figli. La Corte, che ha emesso il verdetto dopo circa quattro ore di Camera di Consiglio, ha riconosciuto, nei confronti dell’autista 55enne, le aggravanti della crudeltà, maltrattamenti, vincolo parentale e futili motivi.

Le parti civili

Sono state escluse le attenuante generiche, come richiesto in apertura dell’udienza nelle controrepliche dalla pm Irene Lilliu, la quale ha messo in evidenza che «la confessione dell’imputato non è stata rivelatrice, ma una presa d’atto dell’evidenza degli atti». Prima che la Corte si ritirasse in Camera di Consiglio, le parti civili, Francesca Conte, legale della mamma di Ana Cristina e Cristina Perozzi, legale dei tre figli della coppia, hanno confermato la richiesta di una pena di giustizia. «Questa sentenza è l’occasione per mandare un messaggio educativo, di una cultura contro la sub cultura della violenza – ha affermato Pirozzi -. Altro che provocazione (come disse l’avvocato difensore nella sua arringa, ndr), se questa è la provocazione, noi abbiamo il diritto di provocare. Il padre si è disinteressato del presente e del futuro dei figli». A lei ha replicato Asole: «Il dubbio non è se Di Levrano ha commesso o meno l’omicidio. La sentenza non va fatta per mandare un messaggio educativo, oppure quello che può essere recepito dall’opinione pubblica. La pena esemplare? Una pena giusta, secondo diritto», ha concluso il legale dell’imputato. Poi la Corte si è riunita in Camera di Consiglio. Nel frattempo Di Levrano, sempre presente in aula dalla prima udienza (nel dicembre 2025 in aula aveva chiesto scusa a moglie e figli per la sua azione), è stato condotto nuovamente in carcere. E’ ritornato in tribunale, scortato dalla polizia penitenziaria, nel primo pomeriggio, per ascoltare il pronunciamento della Corte. La difesa presenterà appello.




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