Lazio

spesa triplicata in un anno. L’Anac lancia l’allarme

Doveva essere un argine temporaneo, una misura eccezionale nata sotto la pressione dell’emergenza pandemica per tappare i buchi nei pronto soccorso ed evitare il collasso dei turni.

A distanza di anni, invece, i cosiddetti medici e infermieri “a gettone” sono diventati una presenza fissa, strutturale e pesantissima per le casse del servizio sanitario.

Un vero e proprio mercato parallelo della somministrazione di lavoro che svuota i bilanci pubblici a vantaggio delle cooperative private.

A fotografare le dimensioni del fenomeno è l’ultimo monitoraggio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), che ha analizzato i contratti per il personale sanitario esterno nel biennio 2024-2025 e nei primi mesi del 2026.

I dati complessivi sono impressionanti: a livello nazionale, la spesa ha raggiunto i 568 milioni di euro nel solo 2025, superando ampiamente il miliardo di euro nell’arco degli ultimi ventiquattro mesi. Una deriva che l’ingranaggio dei concorsi pubblici non riesce ancora a frenare.

L’impennata nel Lazio: costi triplicati nel 2025

Anche il Lazio segue questa parabola, registrando un’accelerazione della spesa particolarmente vistosa.

Se nel 2024 le aziende sanitarie della regione erano riuscite a contenere l’esborso per le prestazioni esterne a circa 8,4 milioni di euro – equamente ripartiti tra la componente medica e quella infermieristica –, l’anno successivo gli argini sono completamente saltati.

Nel 2025 il conto presentato alla Pisana è salito a 28,3 milioni di euro, una cifra superiore di ben tre volte rispetto al dato precedente.

Nei due anni presi in esame, la sanità laziale ha dovuto bruciare circa 36,7 milioni di euro per garantire la continuità dei servizi essenziali negli ospedali tramite professionisti esterni.

Pur restando distante dai picchi di regioni come la Sardegna (328 milioni) o la Lombardia (207 milioni), il Lazio si attesta all’ottavo posto in Italia per volume di spesa, evidenziando una delle crescite più repentine della penisola.

La trincea politica e il caso del camice d’oro a Frosinone

L’esito del report dell’Anac ha riacceso immediatamente lo scontro politico sulle nomine e sulla gestione del personale ospedaliero.

In prima linea c’è l’ex assessore regionale alla Sanità e attuale consigliere di Azione, Alessio D’Amato, che accusa l’attuale governance di non affrontare strutturalmente la carenza di organico:

«Il ricorso sistematico ai gettonisti non fa che alimentare uno squilibrio retributivo intollerabile tra chi lavora stabilmente nel pubblico e chi opera da esterno, finendo per scoraggiare la partecipazione ai concorsi tradizionali».

A dare forza alle polemiche è un caso sollevato proprio nelle corsie della Asl di Frosinone, diventato l’emblema delle distorsioni del sistema:

Un medico ultrasettantenne, ingaggiato a partita Iva per coprire i turni scoperti nei reparti d’emergenza della Ciociaria, è arrivato a percepire oltre 35mila euro in un singolo mese grazie a una lunga e serrata sequenza di turni cumulati.

Dalle aule di tribunale alle tensioni sui social network

Il nervosismo legato alla gestione dei medici a partita Iva ha varcato le porte degli ospedali per sbarcare anche sulle piattaforme digitali.

Ha fatto discutere il caso della dottoressa Solange Fugger, responsabile del pronto soccorso dell’Aurelia Hospital e nota divulgatrice sul web con lo pseudonimo di “Minerva Salute”.

Un suo video di denuncia, in cui criticava apertamente la continuità e il senso di responsabilità di alcuni colleghi esterni, ha sollevato una tempesta di reazioni nella comunità scientifica, culminata in una segnalazione all’Ordine dei Medici per presunte violazioni della deontologia.

Dal canto suo, la Regione Lazio ha avviato un percorso per tentare di scardinare la dipendenza dalle agenzie esterne, imponendo alle Asl la progressiva dismissione dei contratti con le cooperative a partire dall’estate del 2025, prediligendo lo scorrimento delle graduatorie e nuove assunzioni mirate.

I dati del primo trimestre del 2026 mostrano una prima, timida contrazione della spesa su scala nazionale, ma la strada per riportare la stabilità nei reparti d’emergenza appare ancora lunga e complessa.

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