Lazio

concluso appena il 2% dei progetti

Centinaia di milioni di euro sulla carta, pochissimi mattoni posati nella realtà. Nella corsa contro il tempo per l’edificazione e la messa in sicurezza degli asili nido finanziati con i fondi del Pnrr, il Lazio rallenta vistosamente e scivola all’ultimo posto della classifica nazionale.

La regione fatica più di tutte le altre a trasformare la pioggia di miliardi europei in aule, culle e strutture educative concrete per la prima infanzia.

A fotografare questo preoccupante stallo è un’analisi dettagliata condotta dalla Fondazione Agnelli, che ha setacciato i dati ufficiali estratti dalla piattaforma governativa Italia Domani.

Il dossier restituisce l’immagine di una macchina amministrativa locale in forte affanno nella gestione della complessa burocrazia legata al Piano nazionale di ripresa e resilienza, proprio in uno dei suoi pilastri più strategici.

I numeri del flop: completato solo il 2,3% delle opere

Il bilancio economico stanziato per il territorio laziale è imponente: sul piatto ci sono 340 milioni di euro complessivi destinati a finanziare 262 interventi tra asili nido e scuole dell’infanzia. Di questa somma, la fetta più grande – ben 294 milioni – arriva direttamente dalle linee di finanziamento dell’Unione Europea.

I numeri sullo stato di avanzamento dei cantieri, aggiornati a febbraio 2026, sono però impietosi. Soltanto il 2,3% dei progetti risulta concluso.

Si tratta della performance peggiore d’Italia, sideralmente lontana dai virtuosismi del Trentino-Alto Adige che guida la graduatoria nazionale con quasi un quarto (il 25%) degli asili già pronti e consegnati alle famiglie.

Anche guardando alle opere in dirittura d’arrivo, il Lazio resta fanalino di coda: appena il 14,9% dei cantieri è in fase finale.

immagine di repertorio

Gavosto (Fondazione Agnelli): «Campanello d’allarme sulle scadenze»

La lentissima marcia dei collaudi fa scattare l’allarme rosso sui tempi di rendicontazione imposti da Bruxelles.

Il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, non nasconde la preoccupazione per il rischio concreto che una parte cospicua dei finanziamenti possa andare perduta:

«Il quadro emerso lascia supporre che una quota significativa degli interventi programmati potrebbe non arrivare al traguardo nei tempi stabiliti. Il piano nazionale sugli asili nido rappresenta una leva fondamentale per abbattere le disuguaglianze e favorire l’occupazione femminile, ma i ritardi accumulati rischiano di compromettere l’intera operazione».

L’obiettivo cardine fissato a livello comunitario era quello di superare entro il 2027 la soglia minima del 33% di copertura dei posti letto e di accoglienza per la fascia di età da zero a due anni.

Il paradosso della media regionale: la rete c’è, ma mancano i nuovi hub

L’aspetto più paradossale dell’intera vicenda è che il Lazio, a differenza del Mezzogiorno, non partiva da una situazione di deserto educativo. Attualmente la regione garantisce già poco più di 36 posti nei nidi ogni cento bambini, un dato che si colloca ben al di sopra della media nazionale (ferma a quota 26).

Se l’ingranaggio dei 262 progetti Pnrr dovesse sbloccarsi, l’offerta balzerebbe a oltre 45 posti ogni cento bambini, portando la regione a livelli di eccellenza europea.

Ma la burocrazia dei contratti, i rincari delle materie prime e le difficoltà di progettazione dei piccoli Comuni rischiano di congelare questo salto di qualità.

La sfida per la Pisana e per i sindaci è ora tutta politica: correre nei cantieri per non dover restituire i soldi all’Europa, lasciando le famiglie senza i nidi promessi.

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