Società

Donne e STEM, l’Italia arranca: il piano europeo per aumentare la presenza femminile

Le donne sono la maggioranza tra i laureati italiani, ma continuano a essere una minoranza nelle discipline scientifiche e tecnologiche. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto AlmaLaurea, secondo cui nel 2025 le donne hanno ottenuto quasi sei lauree su dieci, ma nei corsi STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – la loro presenza si è fermata al 40,5%, in lieve calo rispetto al 41,1% rilevato l’anno precedente.

Il dato italiano si inserisce in un quadro europeo che continua a mostrare una significativa disparità di genere. Secondo la Commissione europea, nel 2023 le donne rappresentavano il 52% degli occupati nei settori della scienza e della tecnologia, ma solo il 41% di scienziati e ingegneri. Una differenza che evidenzia come l’accesso femminile alle professioni tecnico-scientifiche resti ancora limitato.

Una presenza femminile che fatica a crescere

L’analisi di AlmaLaurea mostra che la sottorappresentazione femminile non riguarda tutte le aree universitarie allo stesso modo. Le ragazze continuano a scegliere prevalentemente percorsi legati all’educazione, alle lingue, alle professioni sociali e umanistiche, mentre risultano molto meno presenti nei corsi di informatica, tecnologie digitali e ingegneria. Nei percorsi ICT, ad esempio, le donne rappresentano meno di una studentessa su sei, mentre nell’ingegneria industriale e dell’informazione non raggiungono il 26%.

Si tratta di una tendenza che resiste da anni nonostante le campagne di orientamento, gli investimenti pubblici e la crescente richiesta di professionisti qualificati da parte delle imprese.

La domanda di competenze cresce più rapidamente delle iscrizioni

La questione assume un valore strategico per l’intera economia europea. Le imprese segnalano una crescente necessità di figure specializzate nei settori dell’intelligenza artificiale, della cybersecurity, della transizione energetica, della robotica e dell’industria avanzata.

Per questo motivo l’Unione europea ha adottato nel 2025 un Piano strategico per l’educazione STEM, con l’obiettivo di rafforzare le competenze scientifiche e aumentare la partecipazione femminile nei percorsi tecnico-scientifici.

Tra le iniziative sostenute da Bruxelles figura Girls Go STEM, programma rivolto alle ragazze tra i 14 e i 19 anni che combina laboratori pratici, attività di mentoring e incontri con professioniste del settore. L’obiettivo è contrastare gli stereotipi che ancora influenzano le scelte scolastiche e professionali.

Gli stereotipi continuano a pesare

Secondo il rapporto europeo sulla promozione delle STEM nelle scuole pubblicato nel 2026, molti Paesi continuano ad affidarsi a progetti isolati e di breve durata, mentre risultano meno diffuse strategie strutturali di lungo periodo.

Le esperienze considerate più efficaci sono quelle che permettono alle studentesse di confrontarsi direttamente con modelli femminili di successo e di sperimentare attività concrete legate a problemi reali. In Francia, ad esempio, il progetto Elles Bougent mette in contatto studentesse e ingegnere attraverso incontri e visite aziendali. In Austria il MINT Girls Challenge coinvolge migliaia di ragazze nella realizzazione di progetti scientifici e tecnologici.

Non è una questione di risultati scolastici

I dati raccolti negli ultimi anni da AlmaLaurea mostrano che il problema non riguarda il rendimento accademico. Le studentesse che scelgono percorsi STEM ottengono risultati spesso superiori a quelli dei colleghi uomini, partecipano più frequentemente a tirocini formativi e manifestano una forte motivazione culturale verso gli studi intrapresi.

Nonostante ciò, la loro presenza resta inferiore e, una volta entrate nel mercato del lavoro, continuano a registrarsi differenze nelle opportunità professionali e nelle prospettive di carriera. Diverse analisi di AlmaLaurea evidenziano inoltre che i divari occupazionali e retributivi tendono ad ampliarsi nel corso della vita lavorativa, soprattutto in presenza di carichi familiari.

La sfida parte dalle scuole

Per gli esperti di istruzione il contrasto al divario di genere nelle discipline scientifiche non può essere affrontato soltanto all’università. Le scelte formative maturano infatti già durante la scuola secondaria, quando stereotipi culturali e aspettative sociali possono influenzare la percezione delle proprie capacità.

La Commissione europea sottolinea che l’aumento della partecipazione femminile alle STEM richiede un intervento coordinato che coinvolga scuole, università, imprese e istituzioni. In gioco non c’è soltanto la parità di genere, ma anche la capacità dell’Europa di rispondere alla crescente domanda di competenze scientifiche e tecnologiche nei prossimi anni.


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