Riforma 4+2, Valditara: “Non produrrà studenti schiavi, la scuola-impresa è una priorità europea. Così curiamo la carenza di competenze”

La scuola cambia passo e prova a curare il suo male storico: il divario tra ciò che si impara tra i banchi e ciò che il mondo del lavoro chiede.
A dirlo è il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenuto a Milano all’assemblea di Assolavoro, nell’ambito dell’evento “Connecting to the future”. Al centro del suo intervento, la riforma degli istituti tecnici e professionali, il cosiddetto modello “4+2”, che partirà a regime con le prime classi nel 2026/2027.
Un cambio di paradigma, secondo il ministro, necessario per rispondere a un problema che in passato era opposto: “Mentre prima c’era un problema di forte disoccupazione, oggi c’è proprio una scarsità di specializzazioni, di competenze, di personale che risponda alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più sofisticato”. Una carenza che, paradossalmente, convive con tanti giovani che faticano a trovare occupazione. Il nodo, per Valditara, è l’orientamento: “È una riforma che necessita di una collaborazione stretta per sviluppare politiche che raggiungano le famiglie e i ragazzi delle medie, per indirizzarli verso percorsi che offrono opportunità spesso sconosciute”.
Cos’è il 4+2
Il modello è semplice nella formula, ambizioso nella sostanza: quattro anni di scuola superiore invece dei tradizionali cinque, seguiti da due anni di Its Academy, gli Istituti Tecnici Superiori che offrono una formazione specialistica post-diploma. Un percorso che accorcia i tempi e rafforza il legame tra istruzione e sistema produttivo, con l’obiettivo di creare una filiera tecnologica e professionale capace di formare figure richieste dal mercato.
I numeri, per ora, danno ragione al ministro. Le scuole che hanno aderito alla sperimentazione sono passate da 180 a 396, con un aumento del 120%. Per l’anno scolastico 2025/26 gli studenti coinvolti erano già circa 10.500, un dato che segna un decollo rispetto alle precedenti sperimentazioni, ferme a poche centinaia di iscritti. E le previsioni per il futuro sono ambiziose: “Verso 100mila iscritti nei prossimi cinque anni”, ha dichiarato Valditara in un precedente intervento.
Il ruolo delle imprese e la sfida dell’orientamento
Ma perché la riforma funzioni, serve un’alleanza stretta con il mondo produttivo. Il ministro ha annunciato che manager e tecnici delle imprese potranno insegnare negli istituti tecnici “allo stesso livello di un docente di matematica”. Un modo per portare in classe competenze concrete e aggiornate, riducendo quella distanza che troppo spesso rende i giovani impreparati alle richieste del mercato.
Il vero banco di prova, però, resta l’orientamento. Come ha sottolineato Valditara, molte famiglie ignorano l’esistenza di questi percorsi e le opportunità che offrono. Per questo il ministero sta lavorando a una campagna capillare che coinvolga le scuole medie, con l’obiettivo di far conoscere il 4+2 già in fase di scelta del percorso di studi superiore.
L’alleanza con l’Africa e il Mediterraneo
La strategia di Valditara non si ferma ai confini nazionali. Durante il suo intervento, il ministro ha ricordato i percorsi di formazione avviati con l’Africa e con altri paesi extraeuropei. L’obiettivo è duplice: formare giovani all’estero e poi incanalare queste competenze nel sistema produttivo italiano. Un’idea che si inserisce in una più ampia “alleanza mediterranea per le competenze” lanciata di recente al Cairo, durante il TechSkills Forum, a cui hanno partecipato delegazioni di 16 paesi.
Le critiche e le sfide
Non mancano le perplessità. Alcuni osservatori sottolineano il rischio che il 4+2 diventi un canale di serie B rispetto ai licei, alimentando una segregazione precoce degli studenti. Altri segnalano la necessità di tempi più rapidi nelle decisioni ministeriali per consentire alle famiglie di fare scelte consapevoli. E c’è chi, come i manifestanti scesi in piazza contro il ministro, teme che la riforma riduca la scuola a un semplice strumento per il mercato, sacrificando la formazione umanistica e civica.
Valditara respinge le critiche: “Non produrrà studenti schiavi, la scuola-impresa è una priorità europea”. E rivendica il carattere innovativo di una riforma che, a suo dire, restituisce centralità alla formazione tecnica, troppo a lungo considerata di serie B rispetto ai licei.
Un’ estate di cambiamenti
Con l’avvio del nuovo anno scolastico, il 4+2 diventerà realtà in un quarto degli istituti tecnici e professionali. Sarà il primo banco di prova per una riforma che il governo considera strategica per il futuro del Paese. Riuscirà a colmare il divario tra scuola e lavoro? E a rendere l’istruzione tecnica una scelta ambita e non una ripiego? Le risposte, forse, si vedranno tra qualche anno, quando i primi diplomati del 4+2 entreranno nel mercato del lavoro. Intanto, il dibattito è aperto.
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