Economia

Conti business: il mercato spinge l’offerta

«In Italia, l’imprenditorialità resta una forza vitale: ogni due minuti nasce una nuova impresa e oltre 300mila imprese vengono registrate ogni anno. Stiamo parlando di oltre 6 milioni di partite Iva registrate, pari a circa il 10% della popolazione: un mercato ampio, dinamico e ancora sotto servito o servito con soluzioni complesse o costose». Basterebbero queste parole, espresse al Sole24Ore da Nadine Methner, head of Business Banking Italia di Ing, per spiegare cosa stia spingendo istituti italiani e internazionali ad accelerare sull’offerta pensata per le aziende. Oltre alla dimensione della domanda, non va però sottovalutato anche come questa sia cambiata nel tempo. «Ing», prosegue Mether, «serve già clienti business a livello globale e offre soluzioni dedicate alle partite Iva in altri Paesi. In Italia abbiamo scelto di fare questo passo perché vediamo una forte accelerazione della digitalizzazione e un bisogno crescente di servizi bancari più accessibili». Quello delle aziende è dunque considerato un segmento in crescita e strutturalmente poco servito rispetto al suo potenziale. Nella stessa direzione va anche il commento raccolto in N26, secondo cui «freelance, liberi professionisti e imprenditori individuali rappresentano una componente sempre più rilevante dell’economia italiana e supportarne le esigenze bancarie continua a essere una priorità».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Esistono però anche realtà nate espressamente per servire la clientela aziendale. «Qonto», racconta il managing director per il Sud Europa Lorenzo Pireddu, «è nata da una frustrazione diretta: i fondatori Alexandre Prot e Steve Anavi, avviando la propria prima impresa, si scontrarono con i limiti della gestione finanziaria tradizionale» e «la crescita nel segmento business non è quindi una scelta tattica, ma la naturale espressione di questa missione». Ne è nata così una realtà che si propone come una soluzione integrata per accompagnare l’imprenditore lungo l’intero ciclo di vita dell’azienda. Anche per Tot «il segmento delle nuove imprese non è una scelta tattica, è il cuore del nostro posizionamento», dice il coo & co-founder Bruno Reggiani. «Il 49% delle aziende che usano Tot ha meno di 3 anni di vita e il 23% è stato costituito dopo il 2025. L’obiettivo è accompagnare l’imprenditore fin dalla nascita dell’attività, con strumenti che scalano insieme a lui».

C’è poi anche chi si è mosso nella consapevolezza di poter dare risposta alla domanda di un’operatività senza confini. Come spiegano da Revolut: «Oggi le aziende stanno ridefinendo il loro modo di operare. Fin dal primo giorno, le società vendono, assumono ed effettuano transazioni sempre più a livello internazionale, eppure gli strumenti finanziari in uso sono frammentati o progettati attorno ai mercati domestici. Le aziende sono quindi costrette a utilizzare più fornitori per funzioni operative fondamentali, creando complessità inutili e inefficienze operative».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »