Maturità 2026, Quintiliano alla seconda prova del Classico. Uto Ughi: “La musica è parte della formazione integrale”

La versione di latino proposta agli studenti del liceo Classico nella seconda prova della Maturità 2026 ha richiamato anche il valore educativo della musica.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha scelto un passo tratto dall’Institutio oratoria di Marco Fabio Quintiliano, retore del I secolo d.C., nel quale la musica viene indicata come elemento essenziale nella formazione dell’oratore. Un testo antico di quasi duemila anni, ma capace di offrire una riflessione ancora attuale sul rapporto tra cultura umanistica, educazione e formazione della persona.
A commentare la scelta è Uto Ughi, violinista italiano di fama internazionale. La sua Fondazione è stata chiamata a presiedere la sottocommissione Musica per la revisione delle nuove Indicazioni Nazionali.
“Accolgo con grande favore la scelta del Ministro Valditara di proporre agli studenti un brano di Quintiliano dedicato al ruolo della musica nella formazione dell’oratore”, dichiara Ughi.
Secondo il violinista, troppo spesso la musica viene considerata un semplice complemento dell’educazione, mentre la tradizione classica mostra come essa sia parte integrante della formazione intellettuale, civile e morale della persona.
“Quintiliano aveva compreso quasi duemila anni fa ciò che oggi stiamo finalmente tornando a riconoscere: la musica educa all’ascolto, alla disciplina, all’armonia, al rispetto delle regole e alla capacità di comunicare con equilibrio. Sono le stesse qualità che contribuiscono alla formazione di cittadini consapevoli e responsabili”, afferma Ughi.
Per questo, prosegue, la scelta di un testo che unisce il patrimonio della classicità a una riflessione sul valore formativo della musica assume un significato particolare.
“In un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione della comunicazione, ricordare il legame tra cultura umanistica e formazione musicale significa riaffermare una visione alta della scuola e della persona”.
Ughi collega poi il tema della prova del Classico al lavoro sulle nuove Indicazioni Nazionali, sottolineando il cambio di prospettiva sulla presenza della musica nel percorso scolastico.
“È altrettanto positivo che, attraverso le nuove Indicazioni Nazionali, si stia imprimendo un vero cambio di passo nella formazione degli studenti. Per troppo tempo la musica è stata considerata una disciplina marginale; oggi si sta finalmente recuperando la consapevolezza del suo valore educativo all’interno di una formazione integrale, capace di sviluppare tutte le dimensioni della persona”.
Il violinista ricorda quindi il ruolo della Fondazione Uto Ughi nella revisione delle Indicazioni Nazionali.
“In questo percorso, la Fondazione Uto Ughi è stata chiamata a presiedere la sottocommissione Musica per la revisione delle nuove Indicazioni Nazionali. Si tratta di un incarico che abbiamo accolto con grande senso di responsabilità, nella convinzione che la musica non sia un lusso per pochi, ma un diritto culturale per tutti e uno strumento fondamentale per la crescita delle nuove generazioni”.
La scelta di Quintiliano, conclude Ughi, rappresenta dunque un segnale importante.
“La scuola italiana torna a riconoscere che la grande tradizione umanistica e la formazione musicale non appartengono al passato, ma costituiscono una risorsa essenziale per costruire il futuro. Per questo considero la decisione del Ministro Valditara non soltanto opportuna, ma anche lungimirante e culturalmente coraggiosa”.
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