Politica

>ANSA-FOCUS/ Due telefonate e il leak inatteso, il canale aperto da Costa con Mosca – Altre news

(di Michele Esposito)
Due telefonate, a distanza di
qualche giorno. Il via libera di Volodymyr Zelensky. La
discrezione necessaria andata a rotoli per un leak inatteso e a
dir poco ritenuto poco opportuno. E una conseguenza, su tutte:
il canale tra l’Ue e Mosca è comunque stato aperto. La parabola
della fuga in avanti di Antonio Costa nell’avvio dei contatti
con il Cremlino, fra qualche tempo, potrebbe, chissà, entrare
nei libri di storia. Non era né scontato né previsto che il
presidente del Consiglio europeo optasse per sondare l’apertura
di un canale con Mosca chiuso ormai dal 2022. Ma, secondo Costa,
era necessario. “Non possiamo dipendere dagli altri, l’Ue deve
essere in grado di mandare messaggi”, ha scandito l’ex premier
portoghese al termine di un Consiglio europeo in cui è stato
indiscusso protagonista.

   
Già, perché il leak che svelava i primi contatti tra
l’ufficio di Costa e il Cremlino ha di fatto monopolizzato il
summit dei 27. Suscitando ora irritazione, ora perplessità, ora
una cauta soddisfazione. E aprendo, certamente e in maniera
netta lo spigolosissimo dibattito su chi, all’eventuale tavolo
negoziale, dovrà rappresentare l’Europa. Alle ultime battute
della prima giornata del summit, giovedì notte, Emmanuel Macron
e Friedrich Merz – secondo alcuni media internazionali –
avrebbero manifestato la propria irritazione sulla mossa di
Costa. Partendo da un punto: il fatto che nessuno era stato
avvertito. Chi era presente in sala, tuttavia, spiegava di non
aver registrato un malumore così netto al tavolo dei leader. Ma,
soprattutto, di aver percepito che tutti, con diverse sfumature,
erano consapevoli che il canale con Mosca vada aperto. Non si è
trattato – sottolineano fonti informate – di nessuno scambio
nella sostanza.

   
C’è stata una prima telefonata, effettuata dal capo gabinetto
di Costa, Pedro Lurti, e durata più o meno cinque minuti.

   
Qualche giorno dopo, a Bruxelles, il telefono è squillato. Era
Yuri Ushakov, tra i capi negoziatori di Vladimir Putin. Era
l’inizio di maggio, subito dopo il Consiglio europeo informale
di Cipro e il vertice della Comunità politica europea in
Armenia. In entrambi, Zelensky aveva esortato l’Europa ad
entrare da protagonista nei colloqui con la Russia. Dopo le due
telefonate, il canale è stato aperto. “Chi devo chiamare se
voglio parlare con l’Europa”, diceva l’allora segretario di
Stato Usa Henry Kissinger. Putin, da qui in poi, lo saprà. Dovrà
fare il numero di Costa.

   
Fonti del Consiglio europeo, in tutte e due giorni del
summit, hanno sottolineato un concetto: non è iniziato alcun
negoziato, e l’Ue non è un mediatore, come invece possono
esserlo gli Usa. Il tema è chi, quando sarà, negozierà con
Mosca. Secondo diverse fonti vicine al dossier ci potrebbero
essere sue aspetti di cui tener conto: quello delle garanzie di
sicurezza per Kiev, affidabili ai Volenterosi, ipoteticamente
nel formato E3 che include Londra, Parigi, Berlino; e poi ci
sono i dossier più propriamente comunitari, come quello degli
asset congelati o delle sanzioni. Non si esclude, quindi, che
una possibile delegazione che si siederà al tavolo comprenda
entrambe le componenti. “Un tale canale, secondo Costa,
permetterebbe di trasmettere messaggi direttamente a Mosca. E
allora perché tengono i propri ambasciatori a Mosca? O questo è
un accenno al ritorno alla posta dei piccioni viaggiatori?”, ha
frenato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria
Zakharova. Tattica, secondo Bruxelles. “La Russia, prima o poi,
dovrà negoziare”, è stata la previsione di Ursula von der Leyen.

   

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »