Irene, il primo romanzo scaturito dalle penne di Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani

“Irene” è il primo romanzo dei drammaturghi Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani, nato dal testo teatrale omonimo che hanno trasformato in una storia appassionante e ricca di colpi di scena. Un nuovo progetto originale che arricchisce una collana storica della casa editrice Rrose Sélavy. Collana peculiare e votata all’intreccio delle discipline, “Il Grande Vetro” torna ad animarsi grazie al romanzo del duo Baglioni-Bellani e alla sperimentazione dei linguaggi del contemporaneo dedicati a giovani lettori e giovani lettrici ma con un’attenzione anche al pubblico più adulto.
Irene ha vent’anni, studia all’università e vive in un open space bianco, ordinato, che i suoi genitori le hanno comperato per proteggerla dal mondo. Ma in quello spazio, di notte, si affollano e si alternano coinquiline ingombranti che non riesce ad allontanare. Ma chi sono? Giulia è gentile e insistentemente accudente, Lucia è ossessiva, giudicante e orientata al controllo. E poi si manifesta Lei e il suo impulso autodistruttivo e violento che lascia cicatrici invisibili e permanenti. Senza contare una compagna silenziosa e rassicurante, Viola, che diventa una presenza costante e simbolica di tutto il romanzo.
Con uno sguardo degli autori rivolto alle atmosfere rarefatte, potenti e suggestive de Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij, Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani riescono a tessere attorno alla figura di Irene quattro notti e altrettanti intermezzi che scandiscono un percorso tortuoso della protagonista (e delle protagoniste) e che animano le pagine di quest’opera fino all’epilogo legato ad una giornata simbolica, Primo giorno, che traccia un nuovo itinerario.
C’è un elemento nodale che si disvela ai lettori e alle lettrici nel corso di questi quadri narrativi, ed è il filo che lega le protagoniste ad Irene e costruisce riga dopo riga l’avvincente storia: Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani decidono di trattare il tema del disturbo alimentare da molteplici punti di vista e grazie ad uno stile altamente visionario, che affonda le radici nella scrittura teatrale e nella potente rappresentazione autoriale.
La loro è una esperienza diretta, costruita nel tempo e legata a laboratori di scrittura creativa tenuti in strutture umbre preposte al trattamento dei disturbi alimentari. Essere entrati in contatto reale con un tema di questo tipo ha consentito loro non solo di costruire un testo teatrale efficace ma anche di accettare la sfida proposta dalla casa editrice: ovvero trasformare quel testo in un romanzo per ragazze e ragazzi, ma non solo.
Ecco cosa racconta Caroline Baglioni: “Il teatro è entrato nel testo sia in maniera strutturale che stilistica, ma non ce ne siamo accorti subito. Quando l’abbiamo capito, ci siamo detti, “perché no?”. Ci siamo presi la libertà di portare un po’ di forma teatrale, per esempio, nelle parti che riguardano gli intermezzi. Dialoghi serrati, asciutti, senza punteggiatura. Anche il capitolo finale, “Prima notte”, è molto “teatrale”, è composto da didascalie dove si narrano schematicamente le azioni di Irene. Le “coinquiline” di Irene inoltre, funzionano come i personaggi di una drammaturgia, sono voci interne rese figure, esattamente come accade in certi testi teatrali contemporanei”.
Michelangelo Bellani aggiunge: “Irene cerca un dentro delle cose, che a volte è assolutamente altro da quello che si sta cercando e perlopiù si nasconde dove nessuno se lo aspetta. In questa ricerca dentro se stessa, gli altri, le situazioni, c’è un universo sensibile complesso, cangiante, mai definito e definitivo, che è possibile scoprire, provare a decriptare con l’ausilio di nessun altro strumento se non l’incertezza del sentire umano. Chiunque alle prese con un confronto aperto e leale con la propria presenza/essenza nel mondo, non può non trovarsi dinnanzi all’ambiguità delle interpretazioni, alla fragilità delle emozioni, al rischio delle relazioni. Da questo punto di vista il vissuto di Irene non è così dissimile da quello di tante e tanti giovani di questa generazione. Il suo “disturbo” infatti può essere considerato paradigmatico di un’epoca in cui decifrare la (propria) realtà è diventato difficilissimo, immersi come siamo nei mille schermi-specchi deformanti che la riflettono con sembianze alterate”.
Il progetto originale Irene, viene impreziosito dalla postfazione dell’autore letterario e esperto teatrale (e una delle voci di di Fahrenheit, su Radio 3 Rai) Graziano Graziani, che con i suoi percorsi legati al mondo della parola e a quello teatrale restituisce uno sguardo accurato e asciutto del lavoro di scrittura: “Nel raccontare questa storia, Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani costruiscono quella che si potrebbe definire un’indagine al contrario. Irene, infatti, non parte dal desiderio di comprendere se stessa, ma da quello di scomparire, di sottrarsi allo sguardo del mondo. Solo attraversando a ritroso ricordi, sensazioni e paure potrà avviare un processo di trasformazione e di consapevolezza, fino a intuire che la distanza necessaria non è quella tra sé e altri, ma quella rispetto a una vecchia parte di sé”.
La complessità come possibilità di ricchezza e contraddizione e un nuovo modo di vedere sé stessi. Irene è un’opera di formazione e consapevolezze conquistate attraverso colpi di scena, e grazie ad una struttura stilistica non convenzionale, conduce ancora una volta la casa editrice nella direzione del dialogo tra le discipline culturali e della sperimentazione curiosa delle emozioni sia per giovani lettori e giovani lettrici che per adulti.
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