Lazio

Daneo Puggelli, addio

Con profondo dolore devo registrare una grave perdita, quella dell’amico fraterno Daneo Puggelli, morto ieri all’età di 91 anni ad Arezzo dove viveva con l’amata Leda che abbraccio condividendone il dolore.

 

A Daneo mi legava una profonda amicizia che si è rinsaldata nella comune militanza nel PCI e poi nel SUNIA, il sindacato inquilini, di cui è stato con me nella segreteria nazionale, occupandosi del settore pubblico e delle case degli enti previdenziali ed assicurativi.

Puggelli è stato anche segretario del SUNIA di Firenze e fondatore del SUNIA nazionale nel 1972. Con lui ho condiviso (lui fiorentino ed io garganico) l’amore per Torino, la sua e mia città operaia, quello per Firenze, sua città natale, e per Roma, città di adozione, in cui ha soggiornato per poco tempo e nella quale tornava molto volentieri.

Dopo la parentesi nel SUNIA nazionale (purtroppo per lui breve a causa dell’aggravarsi del male che aveva colpito sua madre e che lo aveva costretto a ritornare a Firenze) abbiamo mantenuto il nostro contatto che si rinnovava nelle nostre telefonate, senza limiti di tempo (su politica, ricordo dei tempi andati e immancabili battute, come solo i fiorentini autentici sanno fare).

Una di queste telefonate, poche settimane fa, in cui mi confessò che era sconfortato più che per sé per il disagio che la sua fragilità provocava all’amata Leda che lo ha assistito amorevolmente sino alla sua dipartita.

Ci siamo incontrati a Roma un’ultima volta nel 2022 in occasione del 50° anniversario del SUNIA ed abbiamo cenato piacevolmente assieme, ricordando i tempi andati.

Qui di seguito vi propongo una sua significativa testimonianza contenuta nel libro SUNIA 50 anni di lotte per la casa (Edizioni Cofine) a cura di Francesco Sirleto e mia.

Il duro cammino verso l’unificazione

Lo sciopero generale del 19 novembre 1969 sui problemi della casa, promosso dalle confederazioni Cgil-Cisl-Uil, fermò tutta l’Italia e la partecipazione ai cortei fu enorme, i sindaci sfilarono con i gonfaloni dei comuni; l’adesione nel mondo economico e negli ambienti culturali fu ampia ed evidenziò la consapevolezza della drammaticità sociale del problema.

A Firenze il numero degli sfratti era preoccupante anche in conseguenza della vocazione turistica della città. La federazione fiorentina del Pci ritenne perciò necessario rafforzare complessivamente l’attività dell’Unia.

Fummo designati in tre: l’on. Roberto Marmugi, già segretario della federazione dal 1962 al ’68 come Presidente – a lui in seguito subentrò l’on. Niccolai – il sottoscritto come segretario, perché negli anni precedenti come segretario di una sezione del Pci del centro storico avevo organizzato varie iniziative su questo problema (centro sfrattati, alluvionati, ed altro); Elsa Massai, funzionaria della Camera del lavoro, come membro della Presidenza.

L’Unia a Firenze era sostanzialmente uno studio legale che assisteva gli sfrattati con competenza e parcelle oneste. L’amministrazione e la gestione quotidiana fu tenuta per moltissimi anni dal cav. Marzoppini, per puro volontariato. Pietro Amendola al Congresso di costituzione del Sunia propose di insignirlo con una medaglia di riconoscenza per quanto aveva dato in tanti anni.

Si trattava di avviare una presenza nella società che qualificasse l’Unia sull’insieme delle problematiche del settore e permettesse anche un rafforzamento organizzativo, perché al momento la presenza consisteva solo di tre comitati autonomi di assegnatari Ina Casa e Gescal in tutta la provincia. I due anni che ci separarono dal congresso di fondazione di quello che fu definito Sunia, furono durissimi perché dovemmo partire quasi da zero.

Preparammo un programma di lavoro concentrato su due punti riassunti in un volantino: 1) gli sfratti nell’edilizia privata, rivendicando una legge organica e non provvedimenti di semplici proroghe semestrali per quanto necessarie; 2) nell’edilizia pubblica rivendicando da parte dello Iacp un programma pluriennale di risanamento e di manutenzione degli immobili.

Da sinistra in alto: Pietro Amendola, Giovanna Malgeri , Aldo Tozzetti, Daneo Puggelli, Gianni Roselli; accosciati: Del Ventisette, Walter Scarcella, Bruna Branca, Marcello Magelli.

Diffondemmo oltre diecimila copie del volantino in circa due mesi perché le forze a disposizione erano poche e lo diffondemmo nelle Case del popolo, nei circoli ricreativi, mercati rionali e centrale, uscita dalle fabbriche e dalle stazioni e nei caseggiati di edilizia pubblica.

Il risultato fu soddisfacente: molte persone si avvicinarono all’Unia per la prima volta, anche soltanto per un’informazione, perciò per alcuni anni mantenemmo questo tipo di propaganda tre volte l’anno.

La successiva costituzione del Sunia, che raggruppò e unificò diverse sigle presenti in varie parti del paese in un’unica organizzazione sindacale, fu bene accolta sia nel movimento democratico in generale, fra l’altro con un’ottimo rapporto con i sindacati dei lavoratori edili, sia fra gli strati di popolazione più sensibili alle nostre problematiche.

Il rinnovamento del Sunia fiorentino – Negli anni successivi alla sua costituzione, la crescita del Sunia di Firenze proseguì favorita, sia dal lancio della proposta di legge per l’equo canone, sia dalla gestione della legge 351 del 1974 che, oltre a prorogare per un anno gli sfratti, introduceva nell’edilizia pubblica un aumento dei vecchi canoni e la diminuzione di quelli dopo il 1969.

A Firenze con la petizione popolare furono raccolte oltre 15 mila firme e la gestione della 351/74 permise di contattare e, a volte di organizzare in comitati, migliaia di inquilini dell’edilizia pubblica con positivi riflessi organizzativi.

da sinistra: Laura Grandi, Arianna Melandri, Daneo Puggelli, Bruna Branca, Gianni Roselli, Susanna Meini, Andrea Donato

L’arrivo di forze nuove e giovani – Fu necessario e possibile, pur con molte e lunghe resistenze interne alla Presidenza, impegnare forze nuove e giovani nella attività del sindacato, che con il tempo si dimostrò la scelta giusta. Il cambio di passo fece però emergere la contraddizione fra una Presidenza, nominata sei anni prima in tutt’altra situazione, che discuteva e decideva operativamente, e i giovani: Gianni Roselli, Walter Scarcella, Bruna Branca, Adriano La Rocca, Giovanna Malgeri, giovani sì, ma ormai sperimentati, che però non avevano alcun potere decisionale.

La Presidenza decise infine di convocare una conferenza di organizzazione, che si svolse nel mese di marzo 1977, con la partecipazione per le conclusioni di Angelo Bonsignori, allora segretario del Sunia milanese. Le decisioni furono drastiche: abolizione della Presidenza, elezione di una segreteria con la mia conferma come segretario e l’ingresso dei giovani nella stessa. Nel periodo fra la conferenza di organizzazione e il congresso nazionale, circa un anno e mezzo, il gruppo dirigente eletto ebbe la possibilità di “rodarsi” per il nuovo impegno. Questo facilitò Il mio passaggio nella segreteria nazionale e la nomina di Roselli a segretario del Sunia fiorentino.

La trattativa con l’Opera Pia IndigentiTra le molte iniziative intraprese ricordo quella verso l’Opera Pia Indigenti, proprietaria di circa mille alloggi. Farsi ricevere fu molto difficile, non era mai successo prima e la sola idea di ricevere un comitato di inquilini li sconvolgeva.. Comunque presentammo un programma basato soprattutto sulla manutenzione. L’accordo si concluse con l’accoglimento di alcune nostre richieste. Era poco e molto al tempo stesso, perché apriva una strada a intese che, nel lungo periodo, si riveleranno innovative, si veda l’ultimo accordo Opera Pia Indigenti-Sunia.

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