Napoli vista da Milano è piccina piccina
Cucù, il sindaco Manfredi. Che c’è e non c’è. La politica culturale è importante, è un magnete. Napoli sempre più un set per selfie, un brand come la Coca Cola. Ops, fatemi dire come un Taurasi di Meo, di terra irpina. Napoli, città occupata dall’esercito dei distrutturisti, i residenti del centro storico protestano anche sui disservizi ma non hanno voce. Parigi, la città culturale per eccellenza, ha una metropolitana brutta ma che funziona bene. Noi abbiamo la metropolitana d’arte, la più bella del mondo, ma funziona a singhiozzi.
Adesso sta per arrivare con il vento in poppa anche l’American Cup e il Procuratore di Napoli (che io amo) Nicola Gratteri, all’evento antiracket a Palazzo Fuga, interviene sugli appalti poco trasparenti del trofeo velico più importante al mondo: “Lavoriamo per prevenire infiltrazioni della camorra”. Il sindaco dice di essere sereno e ha sottolineato che fenomeni quali racket e usura “toccano la vita dei cittadini e degli imprenditori e limitano anche la capacità di espansione dell’economia perché costituiscono un grande deterrente sulla possibilità di investire. Sono stati fatti passi avanti rispetto al passato, c’è ancora timore ma oggi chi denuncia, e i casi sono tanti, deve sentire il sostegno delle istituzioni e la solidarietà della comunità”.
Anche la stampa sarà vigile. Già, la stampa che non è più quella di una volta: ci vogliono imbavagliati, zitti, muti come pesci. È la stampa oggi, bellezza, non più riverita, inseguita, coccolata come un tempo. Ci leggono in pochi (ma buoni), le edicole chiudono e al posto dei giornali vendono paccottiglia da distrutturisti. A Capri ha chiuso l’edicola storica della piazzetta. La nuova location è di fianco ai gabinetti pubblici. Ad Anacapri i giornali sono a un passo dall’ibernazione: si trovano nella stanzetta del retrobottega del minisupermercato, vicino al frigorifero delle bibite. Anche gli uffici stampa si adeguano ai nuovi “trattamenti” riservati alla stampa. Richieste di accredito ignorate e inviti dati a loro arbitrio, tu sì, tu no.
Vado all’ingresso del parco archeologico. La luce del tramonto che filtra attraverso il colonnato del Foro è un incanto. La nuova responsabile dell’ufficio stampa mi risponde che non le interessa vedere le due mail di conferma che avevo inviato tre giorni prima – e pensare che venivo apposta da Milano. Non mi era mai successo in 30 anni di carriera. Aspetto 25 minuti e per grazia ricevuta si materializza un biglietto. Ma non proviene da lei. L’imperdibile era l’inaugurazione del Pompeii Theatrum Mundi con Le Baccanti. Scenografia potente. Estasi e deliri, riti orgiastici e sacrifici. La tragedia di Euripide reinterpretata dal visionario regista greco Theodoros Terzopoulos è divisiva. A chi piace, a chi no. Un po’ monocorde, un orgasmo lungo un’ora e venti.
Sul viale del ritorno incrocio il direttore artistico dello Stabile Mercadante Roberto Andò. Cura ottime regie e progetti per il Pompeii Theatrum Mundi. E se si prendesse la stessa cura del nuovo ufficio stampa le cose funzionerebbe alla grande. Da copione chi cura i rapporti con la stampa deve avere due requisiti indispensabili: gentilezza e accoglienza. Non respingenza. Le tragedie rivisitate lasciamole per la mise en scene, mentre la buona creanza deve performare sempre. O no?
Napoli vista da Milano, con due occhi di ritorno: piccina, piccina.
Source link




