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Toyota C-HR+, la prova de Il Fatto.it – L’elettrica che punta sull’equilibrio – FOTO

La nuova Toyota C-HR+ condivide il nome con il crossover che negli ultimi anni ha riscosso un buon successo commerciale, ma in realtà è un’auto completamente diversa. Nasce su una piattaforma dedicata alle elettriche, è più grande e cambia anche il modo di stare su strada. Si trova però ad affrontare un momento delicato per il mercato italiano, dove le vendite delle EV crescono lentamente e la concorrenza, soprattutto quella cinese, si fa sempre più serrata.

Il listino parte da 40.800 euro per la versione con batteria da 57,7 kWh e motore da 167 CV. Chi desidera più autonomia può orientarsi sulla Icon (oggetto del nostro long test drive), equipaggiata con accumulatore da 77 kWh e 224 CV, proposta a 43.800 euro, mentre al vertice della gamma si colloca la Premium AWD-i da 343 CV, disponibile a 49.800 euro. Toyota propone anche formule di finanziamento e noleggio che abbassano sensibilmente il prezzo d’accesso, ma il posizionamento resta quello di un suv elettrico di segmento C chiamato a sfidare modelli ormai affermati.

E bisogna dire che la C-HR+ lo fa in modo convincente. Riprende le proporzioni da coupé che hanno reso riconoscibile il modello originale, ma il design appare più maturo: niente soluzioni eccentriche, solidità e linearità delle forme. Una presenza importante ma non eccessiva, insomma.

Anche l’abitacolo segna un netto passo avanti. I materiali trasmettono una buona sensazione di qualità, gli assemblaggi sono curati e il nuovo sistema di infotainment è finalmente all’altezza delle migliori concorrenti. Lo schermo centrale è grande il giusto, semplice da usare e soprattutto veloce nelle risposte. Bene anche la scelta di mantenere alcuni comandi fisici per le funzioni principali: un dettaglio che alla guida fa ancora la differenza.

Ed è proprio alla guida che la C-HR+ mostra le sue qualità migliori. Lo sterzo è preciso, ben calibrato e restituisce una sensazione di controllo che non sempre si ritrova su sport utility elettrici di questa categoria. L’assetto è altrettanto riuscito. Il peso delle batterie si avverte, inevitabilmente, ma è gestito con equilibrio. L’auto assorbe bene le sconnessioni, resta composta in curva e trasmette sempre sicurezza. Rimanendo comoda.

La versione a trazione anteriore privilegia l’efficienza, mentre quella integrale da 343 cavalli offre prestazioni più dinamiche. In entrambi i casi l’erogazione è progressiva e mai brusca. accompagnando il guidatore con naturalezza e rendendo piacevoli anche i percorsi più lunghi.

Uno degli aspetti più convincenti emersi dalla prova riguarda i consumi. Toyota conferma la sua tradizione in fatto di efficienza e i valori rilevati sono molto vicini a quelli dichiarati. Elemento tutt’altro che secondario, soprattutto in un periodo in cui il costo dell’energia e l’autonomia restano due dei principali crucci per chi sta pensando di passare all’elettrico.

Qualche compromesso, naturalmente, c’è. La linea del tetto penalizza leggermente lo spazio per la testa di chi viaggia dietro e il bagagliaio non è tra i più capienti del segmento. Sono dettagli che, tuttavia, non cambiano il giudizio complessivo. La C-HR+ punta su ciò che Toyota sa fare meglio: costruire vetture facili da guidare, rifinite e pensate per durare nel tempo. In un mercato dove molti clienti guardano ancora con prudenza all’elettrico, queste potrebbero rivelarsi doti vincenti. Perché, al di là dei numeri, quello che lascia dopo aver macinato chilometri è soprattutto una sensazione di equilibrio. Qualità che oggi non tutte le concorrenti possono vantare.

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