Scuola, Andrea Maggi: “Insegnare è lasciare un segno, ma educare significa nutrire l’anima dei nostri studenti”

L’impatto con il pubblico della Triennale di Milano e un palco enorme davanti a sé. Parte da qui la chiacchierata del professor Andrea Maggi ai microfoni del podcast Lightoff. Nessuna lezione dall’alto della cattedra, ma una riflessione ruvida e sincera su cosa significhi stare in classe oggi, destreggiandosi tra bullismo, fragilità e la necessità di trovare nuovi punti di riferimento.
Nutrire l’anima, non solo spiegare
Per chi fa questo mestiere, le parole pesano. Maggi tira una linea netta tra due verbi che spesso confondiamo. Insegnare si limita a lasciare un segno, un compito che i docenti dovrebbero assolvere trasmettendo entusiasmo e motivazione per la propria materia. La vera sfida, però, è un’altra: “Educare vuol dire un’altra cosa, viene da nutrire. – spiega il professore – Il verbo latino educare voleva dire nutrire. Ecco, quindi abbiamo questo doppio compito. Da un lato lasciare un segno, dall’altro nutrire i nostri studenti. Naturalmente nutrire l’anima, altrimenti avrei fatto lo chef”.
Chi fa il bullo è debole
Il discorso si sposta su uno dei nodi più critici della vita scolastica. È tempo di smontare un grande bluff: la prepotenza non è affatto sinonimo di forza. Usare la violenza fisica o verbale contro un coetaneo significa soltanto urlare la propria inadeguatezza e debolezza. Chi ha fegato da vendere, piuttosto, è chi subisce: “Chi esercita la forza è debole e chi resiste alla forza è coraggioso. – chiarisce Maggi – Il coraggio non sta nella forza, ma sta nella presa di coscienza della propria fragilità. Ci vuole forza ad andare a scuola tutte le mattine sapendo che ci sarà il bullo della situazione che ti mette in difficoltà”.
L’eroismo di chi raccoglie i cocci
Se gli eroi classici alla Ulisse sono stati spesso svuotati e strumentalizzati, i nuovi modelli vanno cercati altrove. Hanno il volto segnato da chi abbraccia la propria imperfezione, attraversa il dolore e riesce a rimettere insieme i pezzi di un’esistenza in frantumi.
È l’eroismo della quotidianità. Quello delle madri, ad esempio, costrette a sgomitare perennemente contro un sistema culturale che ostacola il loro percorso personale, sembrando pretendere che le donne annullino la propria identità dietro al solo ruolo materno.
Voi siete la vera rivoluzione
L’ultimo passaggio è dedicato ai “giovani d’oggi”. Lontano dalle critiche spietate che spesso colpiscono gli adolescenti, l’ospite ha incoronato proprio i ragazzi come l’argine principale contro la disillusione moderna, capaci di opporsi a un sistema che lui stesso combatte.
“Gli eroi di oggi siete voi, perché in un mondo che sta andando a pezzi, in un mondo che sembra non voler più comunicare positività, voi lo state facendo. – chiude il docente, guardando i ragazzi – State veramente creando una rivoluzione, una rivoluzione che va contro la superficialità di questi tempi.”
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