Liguria

Appalti in cambio di cene e regali, niente arresto per i poliziotti indagati: “Ormai sono in pensione”


Genova. La gip Elisa Campagna ha rigettato tutte le misure cautelari chieste dalla Procura di Genova di cui due in carcere e cinque ai domiciliari per i pubblici ufficiali e gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta sugli appalti in Questura in cambio di regali. I sette erano stati perquisiti nell’ottobre del 2024. La richiesta fatta dalla pm Patrizia Petruzziello risale al settembre dell’anno scorso ma solo a fine maggio 2026 sono stati fissati gli interrogatori preventivi.

Per la giudice non ci sono più le esigenze cautelari. Nel frattempo infatti il principale indagato, Fernando Colangelo (difeso da Antonio Rubino), ex dirigente della Questura di Genova e poi della Prefettura, è andato in pensione e il suo collaboratore Mario Arado (difeso da Claudio Zadra) è stato trasferito alla Questura di Savona ad andrà anche lui in pensione tra pochi mesi. Per questo per la gip “la rete criminosa è venuta meno” e non esiste più il concreto e attuale rischio di reiterazione del reato.

Lo stesso di conseguenza vale per gli imprenditori coinvolti (Caterina Ghio, Marco Deriu, Andrea Badalacco, Giovanni Carbonaro e Paolo Bocconi) che, non solo hanno nel frattempo ceduto le quote delle società, ma soprattutto avevano un rapporto personale e privilegiato proprio con i due poliziotti. Venendo a mancare questo, non c’è più alcuni rischio. Tesi che era stata sostenuta dai loro legali, Francesca Pastore e Mario Iavicoli.

Dalle 302 pagine di ordinanza di custodia cautelare emerge invece come per la giudice sussistono invece i gravi indizi di colpevolezza, in particolare per quanto riguarda i reati di corruzione e truffa ai danni dello Stato.  I reati quindi sono stati sufficientemente accertati – anche se dovranno essere provati in un processo – con alcune eccezioni. Per la gip gli elementi raccolti non sono sufficienti a delineare l’associazione per delinquere contestata dalla procura e alcuni episodi di falso. E neppure per l’unica ipotesi di peculato a carico di Colangelo accusato di essersi impossessato di due condizionatori da uno stock acquistato che tuttavia non sono mai stati trovati.

L’indagine, stralcio di un’inchiesta più ampia sugli appalti che vede indagate una ventina di persone tra cui l’ex provveditore alle opere pubbliche Roberto Ferrazza, era nata dall’esposto presentato in Procura del nuovo provveditore alle opere pubbliche che aveva notato diversi appalti spezzettati in modo sospetto affinché restassero sotto la soglia dei 40mila euro, che impongono una gara pubblica.

Da lì erano partiti gli accertamenti tecnici e grazie alle intercettazioni i finanzieri avevano scoperto il presunto giro di “regali” tra cui cene a base di pesce fresco e vini pregiati e “favori” nell’assegnazione degli appalti e prezzi gonfiati per la questura di Genova, alcune caserme e la gestione dello stabilimento balneare della polizia.




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