Calabria

Tropea: l’ex sindaco Macrì dichiarato incandidabile dal Tribunale



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La “perla del Tirreno” era stata scossa ad aprile 2024 dallo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Oggi il Tribunale di Vibo Valentia ha dichiarato l’incandidabilità dell’ex sindaco Giovanni Macrì. Per lui scatta il “divieto” di presentarsi alle prossime elezioni (comunali, regionali, nazionali ed europee). Salva invece l’ex assessora agli Affari Generali, Greta Trecate, per la quale i giudici hanno respinto la richiesta del Ministero dell’Interno.

Per far scattare l’incandidabilità basta la cosiddetta culpa in vigilando, cioè la colpa di non aver vigilato abbastanza. Se un sindaco è disattento, inefficiente o sottovaluta i segnali d’allarme, lasciando la porta aperta agli interessi dei clan, ne risponde politicamente. E a Tropea, secondo il Tribunale, i segnali d’allarme erano troppi per essere ignorati.

L’ombra della ‘ndrangheta sulla “Perla del Tirreno”

Tropea è un motore economico enorme grazie al turismo. Proprio questa valanga di soldi nel cemento, negli alberghi e nei servizi ha attirato l’interesse della potente cosca Mancuso di Limbadi e dei loro alleati locali, la famiglia La Rosa. Secondo i magistrati, il Comune è diventato progressivamente “permeabile” a queste infiltrazioni. Una tesi già confermata nei mesi scorsi dal TAR e dal Consiglio di Stato, che hanno ritenuto legittimo lo scioglimento dell’ente.

Il Tribunale ha messo in fila gli episodi principali che pesano come macigni sulla posizione dell’ex sindaco Macrì:

I voti dei clan nelle intercettazioni: In alcune indagini sono emersi dialoghi in cui i boss locali dicevano chiaramente di voler far votare la lista di Macrì. La difesa ha minimizzato dicendo che erano chiacchiere da bar, ma per i giudici il fatto che i capicosca si muovessero per quella lista è un dato gravissimo.

-Le foto sui social e le amicizie pericolose: Gli atti parlano di “contiguità ambientale”. Tradotto: frequentazioni e foto sui social network che mostravano una vicinanza e contesti di familiarità tra la moglie del sindaco e i parenti stretti dei boss del paese.

-Appalti allegri e ditte in “odore di mafia”: Sotto accusa è finita la gestione dei lavori pubblici. Il Tribunale contesta l’uso continuo di affidamenti diretti e proroghe ingiustificate, che hanno finito per favorire ditte poi colpite da interdittive antimafia, come nel caso delle mense scolastiche o dei lavori urgenti dopo l’alluvione del 2020.

-La tolleranza sulle case popolari occupate dal boss: Clamoroso il caso di un esponente storico del clan La Rosa che occupava abusivamente un alloggio pubblico. Nonostante i solleciti, il Comune si è mosso con enorme ritardo per lo sgombero e la demolizione, dimostrando – dicono i giudici – una forte debolezza di fronte al potere mafioso.

A favore dell’ex sindaco non sono bastate le iniziative di facciata o i pur importanti atti formali rivendicati dalla difesa, come la scelta del Comune di costituirsi parte civile nei processi di ‘ndrangheta o i certificati di buona condotta della Polizia. I giudici sono stati categorici: le dichiarazioni di legalità e i convegni possono purtroppo coesistere con una gestione amministrativa che, nei fatti, lascia spazio alla criminalità se mancano controlli interni severi.

Il dispositivo finale del Tribunale di Vibo Valentia traccia una linea netta: Giovanni Macrì viene fermato: non potrà ricandidarsi per i prossimi due turni elettorali. Greta Trecate viene assolta dal provvedimento: per l’ex assessora le accuse (legate soprattutto a parentele scomode emerse nell’inchiesta sul cimitero cittadino) non sono state ritenute sufficienti a dimostrare una sua colpa diretta nella gestione del Comune.

 


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