Randagismo in Calabria, l’allarme del Comitato: «Canili sovraffollati e costi alle stelle. Comuni rischiano condanne»
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Il randagismo in Calabria resta un’emergenza complessa, affrontata finora con una strategia fallimentare che confonde il ricovero nei canili con la prevenzione. A lanciare l’allarme è il Comitato Interregionale “Addio Randagismo”, guidato dal presidente Giancarlo Calvanese, che si rivolge direttamente alle amministrazioni comunali e alle Aziende Sanitarie Provinciali (ASP) per chiedere un radicale cambio di rotta, forte anche di un orientamento giurisprudenziale ormai solidissimo. Secondo il Comitato, considerare il canile come l’unica risposta al problema è un “equivoco interpretativo” non più sostenibile, sia per il benessere animale che per le casse pubbliche.
La denuncia: «Canili come prigioni e rischio di danno erariale»
L’attuale gestione dell’emergenza ha trasformato strutture nate per la tutela degli animali in luoghi di detenzione permanente e sovraffollamento. Una deriva che, oltre a causare la sofferenza degli animali, pesa enormemente sui bilanci dei Comuni. «Questa distorsione strategica – spiega il Presidente Giancarlo Calvanese – ha comportato un incremento incontrollato della spesa pubblica, configurando ormai profili di potenziale danno erariale. L’istituzionalizzazione del randagio è un intervento meramente reattivo, a valle del problema. Non possiamo permettere che la gestione delle emergenze sia l’unica strategia».
I nodi giuridici: l’obbligo di mappare il territorio per l’anagrafe nazionale
Il Comitato stringe il cerchio sui doveri legali dei sindaci, ricordando che la normativa vigente non ammette deroghe. La Legge regionale della Calabria n. 45/2023 (art. 6, commi 2 e 5) assegna infatti compiti precisi in materia di controllo e anagrafe canina.
Proprio su questo punto, Calvanese evidenzia un principio logico e giuridico ineludibile: «I Comuni hanno precisi obblighi di censimento e regolarizzazione, con la conseguente implementazione dell’anagrafe nazionale. Tuttavia, per poter regolarizzare la situazione è indispensabile conoscere dove si trovino i cani irregolari; e per fare questo, l’unico modo è censire capillarmente il territorio. Non si può sanare ciò che non si conosce».
A supportare la linea del Comitato è la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione (tra cui le sentenze n. 16788/2025, n. 9621/2022, n. 32884/2021 e n. 22522/2019), che ribadisce come la responsabilità civile della Pubblica Amministrazione si fondi proprio sul mancato adempimento di questi obblighi di prevenzione e vigilanza.
Già con la storica sentenza n. 2741/2015, la Suprema Corte aveva chiarito che l’ente territoriale, in base alla Legge-quadro n. 281/1991, è tenuto al dovere di prevenzione sul territorio di competenza, specificando che il Comune ha compiti di organizzazione e controllo dei cani vaganti (siano essi provvisti di microchip o meno) per evitare danni a persone o cose.
Sul piano della giurisprudenza di merito, decisioni come quella del Tribunale di Palermo (sent. n. 3974/2015) dimostrano come l’assenza di un monitoraggio costante e di un censimento della popolazione canina sia la prova provata di un’insufficiente organizzazione del servizio da parte dell’ente locale, esponendo i Comuni a continue condanne risarcitorie.
La proposta: ordinanze restrittive e controlli nelle zone rurali
Per risolvere l’emergenza, il Comitato propone di spostare l’azione “a monte”, colpendo la vera origine del fenomeno: la mancata gestione dei cani di proprietà, in particolare nelle aree rurali. Il piano d’azione presentato da “Addio Randagismo” prevede tre punti chiave:
– Ordinanze sindacali mirate: Obblighi e restrizioni severe per i proprietari di cagne fertili.
– Contrasto al vagantismo: Monitoraggio non solo dei cani già randagi, ma anche di quelli detenuti irregolarmente dai residenti nelle zone di campagna.
– Task force sul territorio: Un’azione sinergica e coordinata tra ASP, Comuni, veterinari pubblici e privati, polizie locali, forze dell’ordine, guardie zoofile e associazioni di categoria.
L’appello alle istituzioni
Il Comitato si dice pronto a collaborare attivamente con i sindaci e le autorità sanitarie per mappare il territorio e avviare campagne di censimento e regolarizzazione.
«È imperativo che le istituzioni comprendano la necessità di rivedere le politiche attuate, orientando finalmente le risorse verso la prevenzione e la sensibilizzazione», conclude Calvanese. «Solo con una visione strategica condivisa potremo arginare il randagismo, tutelare le casse comunali dai risarcimenti e garantire una gestione civile e dignitosa degli animali».
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