Hormuz aperto (come è sempre stato), sgarbo a Israele e nessun accordo sul nucleare: ecco perché l’intesa con l’Iran non è la vittoria di Trump
“Abbiamo messo fine alla guerra con l’Iran. Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari“. Con la solita ansia da dichiarazionismo, che gli è costata una quarantina di smentite in poco più di due mesi, Donald Trump ha ufficializzato l’intesa mentre a Teheran ancora non la davano per certa. Solo ore dopo i media iraniani si sono allineati alla versione circolata sui canali americani. Ma da quanto si apprende, i termini della bozza d’accordo non sono così favorevoli agli Stati Uniti come il tycoon vuol far credere: “Abbiamo vinto la guerra, Teheran non avrà mai l’atomica, era il 95% della questione”. In realtà, per adesso, l’accordo rinvia tutte le contrattazioni sul nucleare degli ayatollah. Forse se ne è accorto pure il presidente Usa che nel pomeriggio ritratta: “I termini dell’intesa fatti circolare da Teheran sono una fake news. Farebbero bene a rimettersi in riga”.
Nessun intesa sul nucleare iraniano
Sia la bozza diffusa da Axios sia quella pubblicata dai media iraniani precisano una cosa: nessuna decisione è ancora stata presa sul nucleare di Teheran, se non quella di discutere la questione in dei negoziati finali ad hoc che si svolgeranno nei 60 giorni successivi alla firma di questo primo accordo preliminare. Dire quindi che “l’Iran non avrà mai l’atomica” è un tentativo maldestro del tycoon di intestarsi una vittoria che, al momento, non c’è, anche perché nel memorandum dovrebbe essere inserito solo un vago impegno iraniano a non costruire la bomba atomica, ma non si parla di arricchimento dell’uranio.
Anzi, il fatto che la questione più importante e il motivo per cui si è deciso di scatenare due guerre con Teheran nell”arco di pochi mesi, stando alle parole di Usa e Israele, sia stata esclusa dall’accordo mostra la debolezza di Washington al tavolo negoziale, più interessata a mettere la parola fine sul conflitto, con conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz, che a ottenere un nuovo impegno sul nucleare dalla Repubblica Islamica. Se ne parlerà nei prossimi mesi, quindi, ma le ipotesi d’intesa circolate fino a oggi non fanno ben sperare la Casa Bianca. Non è chiaro, ad esempio, se Teheran accetterà di consegnare il proprio uranio arricchito direttamente agli Usa, poco probabile, o a un Paese terzo garante, era circolata l’ipotesi Russia. Fatto sta che questo, comunque, non le impedirebbe di continuare ad arricchirne altro. Inoltre, dopo gli attacchi subiti, l’Iran sa bene che la possibilità di costruire una bomba a breve termine rappresenta un deterrente importante per Paesi che mirano al rovesciamento del regime. In tutti questi casi, comunque, quello di Trump sarebbe un accordo al ribasso rispetto a quello siglato nel 2015 da Barack Obama e che lui stesso ha stracciato unilateralmente definendolo “il peggior accordo della storia“.
Stretto di Hormuz, la vittoria dimezzata
La principale e più importante novità dell’intesa in fase di firma è la riapertura dello Stretto di Hormuz con i flussi che, anche se gli iraniani smentiscono, nel migliore dei casi torneranno ai livelli pre-guerra. Una vittoria di Donald Trump? Non proprio. Innanzitutto viene ripristinata una situazione che era in essere già in passato e che non era mai stata messa in discussione, ossia la libertà di navigazione attraverso lo Stretto. Secondo, si è dato all’Iran la possibilità di sperimentare le conseguenze e l’effettiva efficacia del blocco navale, mostrandogli le pesanti conseguenze economiche che questo è in grado di arrecare alle grandi potenze mondiali. Così, in caso di nuove tensioni, Teheran non si farà scrupoli a riproporre il blocco come arma di ricatto. E dalla Repubblica Islamica si precisa anche che “l’Iran non si impegna in questo documento a cedere la gestione dello Stretto o la restaurazione delle condizioni che esistevano prima dell’aggressione militare americana e israeliana”, scrive Irna. Più che una vittoria, quella di Trump sembra una vittoria dimezzata.
Incognita Israele
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