Economia

Figli, genitori e lavoro: la corsa senza sosta della Generazione Sandwich


C’è una generazione che ogni giorno lavora, cresce i figli, assiste i genitori anziani, organizza visite mediche, accompagna a scuola, gestisce emergenze e conti familiari. È la cosiddetta “Generazione Sandwich”, stretta tra due responsabilità che si sovrappongono e si moltiplicano: la cura dei figli da una parte e quella dei genitori che invecchiano dall’altra. Secondo la ricerca “Lavoro di cura domestico – Generazione Sandwich”, realizzata da Ipsos Doxa per Nuova Collaborazione, questa condizione riguarda oggi il 15% degli italiani. Una quota tutt’altro che marginale: si tratta della fascia più attiva della popolazione, con un’età media di 45 anni e una forte concentrazione tra i 35 e i 54 anni. Persone inserite stabilmente nel mercato del lavoro, spesso con elevati livelli di istruzione e redditi familiari fondati sul doppio stipendio. Per il 77% degli italiani, infatti, è ormai la famiglia il principale soggetto chiamato a garantire assistenza e cura, mentre il ruolo dello Stato, dei servizi territoriali e persino del volontariato sembra essere sempre più marginale.

Ma prendersi cura di un figlio o di un genitore non richiede soltanto tempo, ma anche denaro. Tre componenti della Generazione Sandwich su quattro sostengono spese per servizi dedicati ai minori fuori dall’orario scolastico: babysitter, doposcuola, attività estive. Per il 46% si tratta di costi continuativi che incidono stabilmente sul bilancio familiare. Parallelamente cresce il ricorso al lavoro domestico e di assistenza, percepito come indispensabile, ma spesso difficile da sostenere economicamente. L’89% degli italiani considera il lavoro irregolare nel settore un fenomeno strutturale e il 60% individua proprio nei costi della regolarizzazione il principale ostacolo all’emersione. La buona notizia è che il 62% degli intervistati dichiara che sarebbe disposto a spendere di più per personale qualificato e certificato. Le conseguenze non si fermano alle mura domestiche. Nell’ultimo trimestre gli impegni di assistenza hanno interferito con l’attività lavorativa nel 51% dei casi. Tra i membri della Generazione Sandwich la quota sale al 65%. Più di una persona su due appartenente a questa categoria afferma di aver dovuto ridurre o sospendere il lavoro almeno occasionalmente per far fronte alle esigenze familiari. Un fenomeno che incide sulla produttività, sulla continuità professionale e sulle prospettive di carriera. E a pagare il prezzo più elevato restano le donne: il 68% dichiara di incontrare frequenti difficoltà nella gestione dei figli.

Accanto ai costi economici emerge il peso psicologico della cura. Il 92% degli italiani riconosce che la gestione quotidiana dell’assistenza genera un forte stress mentale. Tra coloro che appartengono alla Generazione Sandwich il 67% si sente sopraffatto dagli impegni e il 72% denuncia una drastica riduzione del tempo dedicato a sé stesso. Non sorprende quindi che il livello di benessere percepito sia inferiore rispetto alla media nazionale: 6,8 contro 7,1. La sensazione diffusa? Essere lasciati soli. Soltanto il 7% dei caregiver riceve supporto dai servizi domiciliari pubblici, mentre il 73% può contare esclusivamente sulla vicinanza geografica alla persona assistita, vivendo entro trenta minuti di distanza per poter intervenire rapidamente in caso di necessità. Le difficoltà variano anche sul territorio. Nel centro Italia il 44% degli intervistati considera gli imprevisti legati alla cura un problema molto frequente, mentre nel nord est il conflitto tra lavoro e assistenza raggiunge il 47%. E guardando avanti prevale l’incertezza. L’82% degli appartenenti alla Generazione Sandwich teme di aver bisogno a sua volta di assistenza in futuro, una percentuale superiore alla media nazionale. È il segnale di una crescente sfiducia nella capacità del sistema di garantire risposte adeguate all’invecchiamento della popolazione.


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