Da Expo al mondo: come il cannolo siciliano è diventato un format imprenditoriale

Due milioni di cannoli venduti, sette punti vendita tra Italia e Spagna e un fatturato di due milioni di euro nel 2025. Numeri che raccontano la crescita di Ammu, insegna specializzata in cannoli espressi siciliani nata dieci anni fa dall’intuizione di trasformare uno dei simboli della pasticceria siciliana in un format replicabile, senza rinunciare all’artigianalità del prodotto.
Tutto parte all’Expo di Milano del 2015, dove Stefano Massimino e Marzia Capace partecipano con il progetto Inside Sicily, una vetrina dedicata alle eccellenze gastronomiche dell’isola. Tra i prodotti proposti c’è anche il cannolo preparato secondo tradizione, con la farcitura effettuata soltanto al momento del consumo. In sei mesi ne vengono serviti oltre 130mila, un risultato che convince i due imprenditori a scommettere su Milano e a verificare se quel modello possa funzionare anche fuori dal contesto dell’Esposizione universale.
Dal temporary store alla rete di sette punti vendita
A marzo 2016 apre il primo punto vendita Ammu Cannoli Espressi Siciliani, inizialmente pensato come temporary store di tre mesi. Il riscontro del pubblico supera però ogni aspettativa e il progetto si trasforma rapidamente in un’attività stabile.
La crescita passa attraverso nuove aperture a Milano, Salerno, Napoli e Palma di Maiorca: oggi il network conta complessivamente sette punti vendita, ai quali si aggiungono partnership e corner negli aeroporti di Palermo, Catania e Malpensa.
L’elemento distintivo è il cannolo farcito al momento dell’ordine, come avviene in Sicilia. La formula funziona e in dieci anni Ammu serve oltre due milioni di cannoli, costruendo attorno a questo simbolo della pasticceria siciliana un’offerta sempre più ampia. “La nostra idea di base – spiega il fondatore Stefano Massimino – è lavorare con i produttori artigianali siciliani: noi non produciamo quasi niente, abbiamo fornitori locali per garantire ai nostri clienti i migliori prodotti della Sicilia”.
Nel frattempo il progetto si evolve da attività specializzata nel cannolo a format all day. “Siamo partiti vendendo solo i cannoli, poi abbiamo introdotto la granita siciliana, facendo venire appositamente un maestro granitiere da Acireale per spiegare il metodo tradizionale, e recentemente anche un’offerta salata”.
I numeri della crescita
Dietro l’immagine artigianale del prodotto c’è un’organizzazione strutturata. Ogni anno Ammu utilizza circa 20mila chili di ricotta, distribuisce 190mila cialde ai punti vendita e impiega 1.500 chili di pistacchi e altri topping. Nei tre locali milanesi vengono serviti mediamente 500 cannoli al giorno, ai quali si aggiungono circa 400 granite durante la stagione estiva.
Anche i risultati economici confermano il percorso di crescita. Nel 2025 l’azienda ha registrato un fatturato di due milioni di euro, in aumento del 10 per cento rispetto all’anno precedente, sostenuto da un team di circa 30 collaboratori.
La sfida di crescere senza perdere identità
Il successo del progetto, secondo Massimino, risiede nella capacità di mantenere intatta l’identità del prodotto pur rendendolo replicabile. La ricotta arriva dai caseifici palermitani, la cialda viene prodotta a Catania e i topping utilizzano ingredienti simbolo dell’isola come il pistacchio di Bronte, gli agrumi canditi e il cioccolato di Modica.
La standardizzazione dei processi, il controllo della filiera e la possibilità di personalizzare il prodotto hanno consentito ad Ammu di trasformare una specialità regionale in un format capace di adattarsi a mercati diversi senza perdere riconoscibilità.
In un settore che, secondo l’Osservatorio Sigep 2025, vale circa 33 miliardi di euro tra pasticceria, gelato, caffetteria e grandi lievitati, il caso Ammu dimostra come una specialità regionale possa trasformarsi in un’impresa scalabile senza perdere il legame con il territorio da cui nasce.
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