Bocciare a prova di ricorso: “I tre pilastri e gli errori più comuni, uno è la mancata comunicazione alle famiglie”. Il Punto di De Martino

Nel corso della trasmissione Diritto in Cattedra, condotta da Francesco Bunetto per Orizzonte Scuola, l’avvocato Alessandro De Martino ha affrontato uno dei temi più delicati del periodo degli scrutini: le non ammissioni e i rischi di impugnazione da parte delle famiglie.
Secondo il legale, una bocciatura non può basarsi soltanto su una valutazione negativa dello studente, ma deve essere sostenuta da un percorso amministrativo e didattico corretto sotto ogni profilo.
I tre pilastri di una non ammissione
Per De Martino una decisione di non ammissione è giuridicamente solida soltanto quando si fonda su tre elementi essenziali.
“Innanzitutto devono ricorrere tre pilastri”, spiega.
Il primo riguarda la corretta procedura: “La competenza e la corretta procedura, quindi il corretto organo, il corretto quorum, i criteri deliberati dal collegio, tra cui per esempio le assenze.”
Il secondo elemento è la motivazione: “La motivazione deve essere analitica e coerente, soprattutto con le votazioni e con le assenze.”
Infine, particolare attenzione deve essere riservata agli alunni con bisogni educativi specifici: “Poi naturalmente il rispetto delle regole di valutazione per BES, DSA e disabilità.”
Secondo l’avvocato, questi rappresentano i tre punti dai quali “normalmente non si sfugge laddove siano tutti correttamente utilizzati e valutati”.
La decisione deve essere coerente con i dati
Un altro requisito fondamentale è la coerenza tra la decisione finale e gli elementi raccolti durante l’anno scolastico.
“L’esito dello scrutinio, quindi l’ammissione o la non ammissione, deve essere logicamente sostenuto dagli elementi.”
Per De Martino non è sufficiente richiamare genericamente difficoltà o carenze dello studente.
“Ci deve essere coerenza e logicità”, sottolinea, aggiungendo che i criteri deliberati devono essere rispettati “anche laddove i docenti invece sono per l’ammissione”.
Gli errori che possono far cadere una bocciatura
Alla domanda sui vizi più frequenti che possono rendere vulnerabile una non ammissione, l’avvocato è netto:
“Sì, ci sono e sono tanti in realtà, sono veramente tanti perché riguardano tutto l’anno scolastico, non soltanto lo scrutinio.”
Tra gli errori più comuni figura innanzitutto una verbalizzazione inadeguata.
“La motivazione non deve essere generica, non deve essere di stile e deve essere presente.”
Inoltre, la motivazione deve essere “logica, coerente anche con il quadro dei voti e con il quadro delle assenze”.
Il caso della mancata comunicazione alle famiglie
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da De Martino riguarda il rapporto scuola-famiglia durante l’anno scolastico.
Secondo il legale, una bocciatura può essere messa seriamente in discussione quando la famiglia non è stata adeguatamente informata delle difficoltà dello studente.
“Un ricorso presentato davanti al Tar Lecce che ho vinto qualche anno fa era proprio basato sulla mancata informazione alle famiglie dell’andamento negativo della ragazza.”
In quel caso il giudice amministrativo ha ritenuto determinante l’assenza di comunicazioni tempestive.
“Il Tar ha ritenuto fondamentale la mancata informazione tanto da decidere per l’illegittimità della non ammissione perché la ragazza non era stata messa in grado di recuperare con una informazione puntuale alle famiglie.”
PDP e PEI: attenzione alle procedure
Tra i profili maggiormente esposti a possibili contestazioni figurano anche le situazioni riguardanti gli studenti con BES, DSA o disabilità.
“Durante l’anno naturalmente c’è anche la mancata applicazione del PDP o del PEI, o la mancata presentazione di verifiche adeguate a queste situazioni.”
La corretta attuazione degli strumenti personalizzati non rappresenta quindi soltanto un obbligo pedagogico, ma anche una garanzia sul piano giuridico.
I vizi procedurali che possono compromettere lo scrutinio
Oltre agli aspetti didattici e documentali, De Martino richiama l’attenzione su una serie di possibili errori formali.
“Ci possono essere poi dei vizi procedurali, la composizione del Consiglio, la sostituzione di docenti non regolari, un difetto di quorum, dei criteri che non sono stati deliberati.”
Nella scuola primaria, ad esempio, ricorda il legale, assume particolare rilievo il requisito dell’unanimità.
“Nella primaria l’assenza di unanimità, ad esempio.”
Non conta solo lo scrutinio finale
Il messaggio conclusivo dell’intervento è chiaro: una non ammissione non si costruisce soltanto nel giorno dello scrutinio.
“Ci sono tanti criteri da tenere a mente e non riguardano soltanto lo scrutinio.”
Source link




