Fondali, cavi e gasdotti: il modello Italia contro la guerra ibrida sottomarina
Al 23esimo forum internazionale “Shangri-La” dell’Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS) a Singapore, tenutosi tra il 29 e il 31 maggio, è stato presentato il documento “Guiding Principles for Underwater Infrastructure Defence Exchanges” (Guide) approvato da 17 Paesi con interessi comuni nella sicurezza delle infrastrutture sottomarine critiche che rappresenta un accordo su principi condivisi e potenziali aree di collaborazione tra gli enti di difesa per rafforzarne la sicurezza.
Il documento è stato sottoscritto da Australia, Brunei, Estonia, Finlandia, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Malesia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Filippine, Qatar, Singapore, Svezia, Thailandia e Regno Unito. Il Ministero della Difesa di Singapore ha sottolineato in una nota come “la natura interregionale del documento Guide riflette la volontà dei paesi di collaborare su sfide di sicurezza comuni che trascendono le aree geografiche. Il documento è un esempio di come la geografia non rappresenti una barriera e di come i paesi possano collaborare in gruppi flessibili e tematici per definire regole e norme in ambiti emergenti”. Il ministro della Difesa di Singapore ha aggiunto che “oggi, le vie navigabili non sono solo vie di comunicazione per i nostri scambi commerciali, ma sotto la superficie dell’acqua si trovano anche infrastrutture sottomarine cruciali che collegano la nostra rete energetica e quella delle telecomunicazioni”.
Contrasto alla guerra ibrida sottomarina
Com’è noto, le infrastrutture sottomarine come cavi di comunicazione e linee di trasporto di idrocarburi, sono fondamentali per la sicurezza di un Paese e sono esposte a minacce crescenti di interruzioni casuali o deliberate nel contesto delle azioni nella “zona grigia dei conflitti”.
Il taglio di cavi sottomarini di comunicazione è diventato più frequente in alcune zone del globo, provocando disagi che possono diventare dirompenti qualora queste troncature dovessero diventare sistematiche e concomitanti. La protezione delle infrastrutture sottomarine – comprese quelle per l’estrazione di idrocarburi – diventa quindi fondamentale in un mondo sempre più soggetto a questo tipo di minaccia di difficile attribuzione.
Il documento Guide ha fissato alcuni punti molto importanti di azione per la protezione delle infrastrutture sottomarine: l’importanza del coordinamento e della cooperazione tra le diverse parti interessate come i governi e le autorità nazionali competenti degli Stati costieri e degli Stati utilizzatori dei cavi; l’industria privata, come gli operatori di cavi e condotte sottomarine, le parti interessate del settore marittimo; nonché organizzazioni internazionali e non governative come le Nazioni Unite.
Si è certificata anche l’importanza del dialogo col mondo accademico e degli esperti di settore, nonché l’integrazione civile-militare per sviluppare e operare sistemi di controllo e difesa, sempre nel rispetto delle specifiche strutture nazionali e della divisione delle responsabilità all’interno di ciascun Paese, con le autorità civili e gli operatori privati che hanno la responsabilità primaria della progettazione, regolamentazione, costruzione e riparazione delle infrastrutture. Guide ha anche stabilito l’avvio, tra i Paesi aderenti, di un dialogo strutturato e di scambi di esperienze e soluzioni.
L’ispirazione arriva dall’Italia
In buona sostanza, l’accordo ha ripreso l’architettura italiana per lo sviluppo e difesa delle infrastrutture sottomarine che vede nel Polo Nazionale della dimensione Subacquea (Pns) il suo centro principale.
Il nostro Paese, con la legge 9/2026, ha stabilito il contesto giuridico/operativo per inaugurare una robusta architettura interagenzia, alle dipendenze della presidenza del Consiglio, incentrata sulla nascente Agenzia per la sicurezza subacquea (Asas) e sul Pns, che è attivo a La Spezia dal 2023. Questa architettura ha sostanzialmente fornito ispirazione per molti dei principi del Guide: l’Asas, ad esempio, è incaricata di “promuove accordi internazionali… con istituzioni, enti e organismi di altri Paesi”.
Anche l’attenzione data alla cooperazione tra mondo militare, dell’industria e dell’accademia indicata nel Guide è uno dei principi cardine del modus operandi del Pns, dove i tre ambienti nazionali lavorano a stretto contatto. Il Polo è quindi un incubatore di idee, in grado di aggregare e capitalizzare le competenze del mondo accademico, della ricerca e industriale, con un impianto da hub strategico per sviluppare mezzi e competenze per esplorare, conoscere, difendere e valorizzare il mondo subacqueo in modo sostenibile e consapevole.
Per capire quanto il modello italiano sia stato preso a ispirazione, nelle linee guida del Guide si può leggere la volontà di “condividere le migliori pratiche e le conoscenze tecniche attraverso l’organizzazione di scambi di esperti in materia di sicurezza delle informazioni delle infrastrutture sottomarine strategiche tra gli Stati e con le agenzie civili, ad esempio tramite workshop, nonché integrando elementi sulla sicurezza delle informazioni nelle attività multilaterali”. L’enfasi è stata data soprattutto alla cooperazione internazionale, per varare una rete sovranazionale di esperti di settore che possa scambiare punti di contatto e condividere informazioni al fine di facilitare gli impegni intraregionali e migliorare la potenziale risposta a incidenti e crisi relative alla sicurezza delle infrastrutture, qualora se ne presentasse la necessità.
Questo nuovo partenariato internazionale, potenzialmente, amplierà il raggio d’azione “accademico” del Pns tramite gli scambi coi Paesi firmatari, e permetterà anche alla Marina Militare italiana di lavorare a più stretto contatto con
quelle dei Paesi sottoscrittori nell’ambito underwater, facendo tesoro delle esperienze maturate ma soprattutto individuando nuovi scenari operativi e relative criticità, con un occhi attento al futuro della seabed warfare.
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