Da frantoio a bioraffineria agricola, energia e nuove risorse da sottoprodotti – Mondo Agricolo
Dai frantoi non nasce più solo olio
extravergine di oliva ma sottoprodotti come sanse, nocciolino,
foglie e acque di vegetazione che possono diventare energia,
fertilizzanti organici e nuove materie prime per applicazioni
alimentari, cosmetiche e industriali. È il messaggio di Aifo,
Associazione Italiana frantoiani oleari, in occasione della
Giornata mondiale dell’Ambiente, nell’ambito del percorso di
comunicazione realizzato insieme a Italia Olivicola.
Il frantoio moderno si sta trasformando in una vera
bioraffineria agricola, capace di valorizzare ogni componente
dell’oliva.
Grazie alla ricerca, quello che in passato veniva considerato
uno scarto rappresenta oggi una risorsa preziosa. Le acque di
vegetazione diventano fonte di composti antiossidanti naturali,
come i polifenoli, destinati all’industria alimentare,
nutraceutica e cosmetica. Sansa e nocciolino producono energia
rinnovabile, biogas, biometano o fertilizzanti organici
destinati a tornare nei campi, chiudendo il ciclo dell’economia
circolare. Da un quintale di olive, ad esempio, si ottiene
mediamente una quota limitata di olio, mentre la parte restante
è composta da frazioni solide e liquide che richiedono una
gestione corretta. La sfida è trasformare questa complessità in
valore, attraverso innovazione tecnologica, competenze
professionali e nuovi modelli gestionali. Attraverso il
compostaggio o la produzione di biochar, i residui della
lavorazione possono contribuire al miglioramento della fertilità
del suolo e al sequestro del carbonio. Un’evoluzione
strettamente legata anche all’innovazione degli impianti:
tecnologie più efficienti consentono, infatti, di migliorare la
resa estrattiva, preservare la qualità nutrizionale dell’olio,
ridurre i consumi energetici e limitare l’impatto ambientale.
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