Nicola Belfiore Element Designer LEGO: intervista sul set Minas Tirith Il Signore degli Anelli
Nicola Belfiore nasce a Napoli, ha studiato design del prodotto industriale al Politecnico di Milano, e nel 2022 si è trasferito a Billund, in Danimarca, per un tirocinio in LEGO. Da quel tirocinio non è più andato via. In occasione del lancio di Minas Tirith, il set a cui ha contribuito e che dal 4 giugno è disponibile in tutto il mondo, abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo: il 6 giugno sarà al LEGO Store di Porta Nuova a Milano per firmare le copie del set.
Il suo ruolo è quello di Element Designer, ed è uno di quei mestieri che esistono ma che non si immagina possano esistere finché qualcuno non te li spiega.
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Prima di tutto: cos’è un Element Designer
Quando LEGO progetta un nuovo set, il punto di partenza è sempre il catalogo di pezzi esistenti. Migliaia di elementi accumulati in oltre settant’anni di storia, compatibili tra loro grazie a uno standard costruttivo che non cambia: il celebre LEGO System.
Nella grande maggioranza dei casi, quei pezzi bastano. Ma a volte no.
Quando i pezzi esistenti non sono sufficienti, diciamo così, a raggiungere “l’obiettivo creativo di un set”, entrano in gioco gli Element Designer. Si occupano della creazione di nuovi mattoncini e building elements, di accessori per le minifigure come capelli, cappelli ed elmi, e di tutto ciò che non esiste ancora nel catalogo LEGO e deve essere inventato da zero. Fanno parte dello stesso dipartimento anche i textile designer, che si occupano di mantelli, vele e altri elementi in tessuto.
In totale si tratta di un team di circa cinquanta persone, con una trentina abbondante di designer veri e propri e il resto tra manager e figure di coordinamento.

Un lavoro complicato, con molta matematica
Progettare un pezzo LEGO nuovo non è solo una questione di forma. Ci sono linee guida molto stringenti, vincoli tecnici precisi e una quantità di matematica che con il gioco dei mattoncini forse non ci si aspetta.
Ma la complessità vera sta altrove: ogni elemento nuovo deve essere universale.
Universale significa compatibile con i pezzi di cinquant’anni fa e potenzialmente utile per i set dei prossimi anni. Non è una cosa che si risolve in fretta: progettare un elemento nuovo può richiedere fino a sei mesi di lavoro. Spesso si parte da una famiglia di varianti, se ne sviluppano diverse e alla fine ne sopravvive una sola. Le altre vengono scartate, ma non buttate via del tutto: quella famiglia di forme potrebbe tornare utile in futuro.
Una volta che l’Element Designer ha finito il suo lavoro, la palla passa al team ingegneristico, che si occupa degli stampi e di tutta la parte produttiva. Ed è qui che emerge il dettaglio forse più sorprendente del mestiere: un pezzo nuovo deve essere pronto e realizzato un anno prima del lancio del set. Il che significa che Nicola, in questo momento, sta lavorando a elementi inediti per set che il grande pubblico ancora non sa che esistono.
Come un agente segreto, lo ha detto lui stesso un po’ a battuta, che sa in anticipo cose che non può raccontare a nessuno, nemmeno ad amici e familiari.

Come ci si arriva
Il nonno gli regalava set LEGO da piccolo. Poi il Politecnico, il design del prodotto industriale, una magistrale in design della comunicazione. Le prime esperienze lavorative nel design di prodotti per bambini, la passione che cresce. Nel 2021 si candida per un tirocinio in LEGO. Nel 2022 arriva a Billund.
Ha iniziato come Prototype Designer. Il salto a Element Designer è arrivato dopo tanto lavoro e diverse applicazioni. Non è un ruolo in cui si entra direttamente, almeno non di solito. È qualcosa che si costruisce, proprio come un set LEGO.

Minas Tirith: l’elmo, Aragorn e la prospettiva forzata
Su Minas Tirith, Nicola ha lavorato principalmente sull’elmo delle guardie di Gondor. Ha contribuito anche alla minifigure di Aragorn, in particolare all’headpiece con capelli e corona, anche se su quel pezzo il lavoro principale è stato di una collega.

Ed è un dettaglio che Nicola tiene a precisare, perché racconta qualcosa di importante su come funziona il team: gli Element Designer non lavorano in isolamento. Ci sono i cosiddetti Design Café, incontri di brainstorming coordinati dagli Element Coach, in cui i designer si scambiano idee, si danno feedback e progettano insieme i pezzi. Nessun elemento nasce da una persona sola.

Per Minas Tirith, curiosamente, non c’è stato un grande lavoro di nuovi building elements: la struttura si reggeva in gran parte su pezzi esistenti. La sfida principale è stata il recoloring, ovvero adattare elementi già esistenti alla palette cromatica del set, dominata dal bianco della Città Bianca di Gondor. Tecnicamente si tratta di pezzi inediti per colorazione, anche se la forma era già nota.
Vale però la pena fermarsi un momento sulla complessità architettonica del set nel suo insieme, perché è una delle cose più interessanti che Nicola racconta.
Minas Tirith pone un problema di scala quasi irrisolvibile: se fosse tutto in scala minifigure, il modello sarebbe alto tre metri. La soluzione adottata è una doppia scala: la parte bassa, accessibile e abitabile dalle minifigure, è in scala minifigure; la parte alta, fino alla cittadella e all’Albero Bianco di Gondor, è in scala ridotta. Ma c’è di più. La parte frontale del modello gioca anche su una prospettiva forzata: guardando verso l’alto si vede la scala ridursi gradualmente, esattamente come succederebbe guardando verso la cima di una torre reale. Non è qualcosa che salta agli occhi immediatamente, ma una volta che lo sai è impossibile non vederlo.
E il retro del modello torna in scala minifigure, con una serie classica di diorama che vanno a rappresentare alcune delle scene più iconiche che hanno per teatro proprio Minas Tirith. Immaginate quanto debba essere complesso ideare e realizzare qualcosa che coniughi così tante scale di dimensioni e prospettive diverse.

Il carciofo, il Giardino Botanico e tutto il resto
Prima di Minas Tirith, Nicola ha lavorato al set LEGO Ideas Giardino Botanico. Il suo contributo? Un elemento finestra ad angolo, che ha permesso la realizzazione delle vetrate speciali della struttura, e un nuovo elemento fiore. Quest’ultimo è diventato una specie di test di Rorschach in miniatura: c’è chi ci vede una peonia, chi un loto. Nicola dice che colorato di verde è palesemente un carciofo. E da qui viene fuori una delle sintesi migliori del suo mestiere: ci vogliono sei mesi per progettare un carciofo LEGO. Non perché sia complicato disegnare un carciofo, ma perché quel carciofo deve funzionare oggi, tra dieci anni e con i mattoncini del 1975. E allo stesso tempo deve riuscire anche nell’intento di coniugare più anime in un solo pezzo.

Nel suo portfolio ci sono anche il cappello di Sloth nell’ultimo set dei Goonies, elementi per set Star Wars, LEGO Technic, Marvel Super Heroes tra cui una ragnatela in gomma pensata per attaccarsi alle minifigure, e lavori per la linea Speed Champions.
Proprio sulle Speed Champions si è soffermato con un certo entusiasmo: riuscire a miniaturizzare veicoli iconici con pochi pezzi, mantenendo proporzioni credibili e dettagli riconoscibili, è uno degli esercizi più complessi che un designer possa affrontare. Meno pezzi ci sono, meno margine di errore esiste, e immaginate quanto possa essere complesso realizzare nuovi pezzi per permettere questa magia.

Il 6 giugno a Milano
Lavorare a Billund significa stare lontano dall’Italia. Nicola lo sa, e non lo nasconde: l’Italia gli manca. Andare all’estero insegna molto, questo è fuori discussione, ma il 6 giugno al LEGO Store di Porta Nuova sarà comunque qualcosa di diverso dal solito. Dalle 10 alle 12 firmerà le copie di Minas Tirith, il set più grande e ambizioso su cui ha messo le mani. Per chi vuole incontrarlo è l’occasione giusta.
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