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Fede e tradizione, a Roccamandolfi tre giorni di eventi in onore di San Liberato | isNews

I festeggiamenti sono in programma il 5,6 e 7 giugno. La storia del santo


ROCCAMANDOLFI. Nel cuore del Matese, tra le vette che si stagliano, sorge il piccolo borgo di Roccamandolfi. Qui, tra le pietre millenarie della chiesa di San Giacomo Maggiore, riposa il corpo di San Liberato, martire romano la cui vita è stata segnata da un amore sconfinato per Dio e per gli uomini, e quest’ anno si festeggia il 5, 6, e 7 giugno.

La sua storia è semplice ma potente: nato in una famiglia pagana, Liberato si convertì al cristianesimo e, per non rinnegare la sua fede, accettò il martirio. Fù la Contessa Anna Pignatelli Pignatelli che chiese al Papa Pio vl  le reliquie del Santo perchè si venerasse come Protettore di Roccamandolfi, e  furono collocate qui nel 1700, e da allora il santo ha iniziato a compiere “miracoli” che ancora oggi stupiscono i fedeli.

I miracoli che hanno attraversato i secoli:

-Una croce ricorda il luogo dove avvenne l’incontro, e la sua venuta fu accolta con trionfo in Paese. Già nei primi anni si ottengono miracoli, e sensazionali guarigioni. L’elenco  delle Grazie attribuite al Santo è veramente sensazionale. Nel 1933 giornalisti di tutta Italia descrivono i prodigi avvenuti: l’apertura di una palpebra, lo spostamento della mano destra , miracoli di ogni genere. Le notizie meritarono addirittura le prime pagine della cronaca nazionale, il Paese fu letteralmente invaso dai pellegrini giunti a piedi e con ogni mezzo creando un vero e proprio ingorgo pedonale. In questi tre giorni è suggestivo l’arrivo a piedi delle compagnie di Prata Sannita e Pietravairano, e quest’ anno verrà anche la compagnia di Capriati a Volturno, che spinti da una fortissima fede attraversano il Matese di notte fino a ritrovarsi in località “Tre Croci”, dove c’è ad attenderli il gruppo “Gli Amici Di San Liberato”, ed il parroco che dà la benedizione. Scesi in Paese i pellegrini entrano in ginocchio in Chiesa offrendo al Martire molte preghiere e canti come” Salve Salve O Pio Guerriero”, e portano anche qualche dono come  profonda gratitudine per le numerose Grazie ottenute ancora oggi per la sua intercessione.

– La guarigione dell’epilessia: più di cento testimonianze, raccolte nei registri parrocchiali, raccontano di persone che, dopo aver pregato davanti alla statua di San Liberato, hanno smesso di soffrire di convulsioni. Numerose sono le testimonianze di fedeli che, dopo aver toccato l’urna o pregato intensamente davanti alle spoglie, hanno visto regredire malattie che la medicina dell’epoca considerava senza speranza.

– Il bambino che camminò: una madre, disperata per il figlio che non riusciva a stare in piedi, portò il piccolo al santuario. Dopo una notte di veglia, il bambino si alzò e fece i primi passi, tra lo stupore di tutti

Questi eventi non sono semplici leggende: sono testimonianze vive, custodite nella memoria collettiva di chi, generazione dopo generazione, ha trovato conforto e speranza ai piedi di San Liberato.

Perché venire a Roccamandolfi?

Immaginate di percorrere le stradine di pietra, di sentire l’odore di incenso mescolato al profumo di pini, e di entrare in una chiesa dove il tempo sembra fermarsi. Qui, ogni angolo racconta una storia di fede, ogni candela accesa è un voto esaudito, ogni passo è un passo verso la guarigione del cuore.

Venire a San Liberato non significa solo chiedere un miracolo; è un atto di fiducia, un modo per riconnettersi con la propria spiritualità e con la comunità che, da secoli, si stringe attorno a questo santo. È un invito a portare la propria croce, a deporla ai piedi del martire e a ricevere, in cambio, la forza di andare avanti.

-Un rifugio quotidiano: la porta è sempre aperta pronta ad accogliere chi cerca un momento di tranquillità

– il canto del mattino: il coro dei fedeli che si alza al sorgere del sole, una melodia che risveglia l’ anima

– il panorama: dal sagrado si aprono le vedute sulla valle, un promemoria che Dio è presente nella natura

-la luce delle candele: accendere una candela è un gesto semplice che accende la speranza dentro di noi

Come puoi partecipare

– Visitare il santuario nella prima domenica di giugno, quando la festa di San Liberato riempie le strade di musica, danza e preghiera.

– Restare un po’ in silenzio: seduti nei banchi di legno, ascoltate il sussurro del vento tra le montagne; spesso è lì che nascono le risposte più profonde.

San Liberato continua a camminare tra noi, a prendersi cura di chi lo invoca con cuore sincero. Venire a scoprire il suo amore, a sentirsi parte di una storia che non smette mai di scriversi. Che il suo esempio di coraggio e fede vi accompagni, oggi e sempre.

Il Cammino dei Pellegrini: la notte che incontra San Liberato

Nel silenzio profondo della notte, quando le stelle si specchiano sulle cime del Matese e il vento porta il profumo di pino e di terra bagnata, i gruppi di fedeli si radunano ai piedi dei sentieri, con il cuore colmo di speranza, iniziano il cammino che li porterà, passo dopo passo, verso il santuario di San Liberato a Roccamandolfi.

Ogni passo è una preghiera sussurrata, ogni respiro un ringraziamento. Le luci delle torce tremolano come piccole fiamme di fede, disegnando ombre che danzano sui massi secolari. Il ritmo regolare dei passi si fonde con il canto sommesso di un inno antico, e il suono della natura diventa il coro che accompagna la loro devozione.

Attraversare le montagne di notte non è solo un percorso fisico; è un viaggio dell’anima. Il buio, a volte minaccioso, si trasforma in un velo che nasconde le difficoltà e rivela la presenza rassicurante di San Liberato, che veglia su chi si avventura per lui. Le storie dei miracoli passati si intrecciano con le speranze presenti: chi cerca guarigione, chi chiede forza, chi semplicemente vuole sentirsi più vicino a Dio.

“Nonostante  dieci ore di cammino e dopo aver attraversato sette montagne non sentiamo la fatica perché noi San Liberato lo pensiamo sempre , è il nostro sostegno spirituale, e quando arriviamo siamo contenti perché giungendo in questo Santuario siamo arrivati alla meta e portiamo nel cuore tante preghiere, lo onoriamo sempre con devozione ed affetto, e quando torniamo a casa ci sentiamo rinnovati nello spirito, ma è anche un’occasione per mantenere la speciale amicizia che lega le nostre comunità nel patto di fratellanza in occasione del gemellaggio insieme con i sindaci nel 2006”

Quando, al primo chiarore dell’alba, il profilo del santuario appare, il cuore dei pellegrini si ferma. Le pietre antiche della chiesa di San Giacomo Maggiore brillano di una luce nuova, come se il sole stesso volesse accogliere chi ha camminato tanto per arrivare. Lì, davanti all’immagine di San Liberato, le parole si fanno silenziose: è il momento di deporre le proprie croci, di chiedere intercessione e di sentire la gratitudine riempire ogni fibra del corpo.

Il cammino notturno diventa così testimonianza di fede: una prova di coraggio, di solidarietà e di amore per il santo che ha trasformato la sofferenza in speranza. Che ogni passo futuro sia guidato dalla luce di San Liberato, e che il santuario di Roccamandolfi continui a essere rifugio per tutti i cuori che, nella notte, cercano la sua protezione. In questi giorni non mancherà la banda di “Roccamandolfi- Sant’ Agapito”, che darà un assaggio della sua bravura, e suonerà dall’ ingresso del Paese, e per le vie principali, quando porteranno il Santo in processione a benedire ogni angolo del Paese, e in questi giorni si potranno degustare anche piatti tipici. L’ ultima sera ci saranno i fuochi pirotecnici, che illumineranno la vallata e concluderanno i festeggiamenti.


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