La regista di La Chimera adatterà il capolavoro di Calvino (che nessuno era riuscito a portare sul grande schermo)
Dopo aver conquistato Cannes con opere visionarie come La Chimera, Lazzaro felice e Le meraviglie, Alice Rohrwacher si prepara a dirigere l’adattamento cinematografico di uno dei romanzi più amati della letteratura italiana del Novecento: Il barone rampante di Italo Calvino. Un progetto che rappresenta una sfida affascinante per la regista umbra, capace come pochi di tradurre in immagini quel realismo magico che pervade tanto le sue opere quanto le pagine dello scrittore ligure.
Pubblicato nel 1957, Il barone rampante racconta la storia di Cosimo Piovasco di Rondò, un dodicenne che dopo una lite con il padre decide di arrampicarsi su un albero e di non scenderne mai più. Una promessa infantile che diventa scelta di vita, un gesto di ribellione che si trasforma in rigore esistenziale. Il ragazzo cresce, diventa uomo, vive amori e avventure, partecipa agli eventi del suo tempo, tutto senza mai toccare terra. È l’opera più venduta di Calvino insieme a Se una notte d’inverno un viaggiatore del 1979, un romanzo che ha incantato generazioni di lettori con la sua capacità di trasformare un paradosso in metafora universale sulla libertà e la coerenza.
Il progetto è prodotto da Our Films, la casa di produzione romana di proprietà di Mediawan e guidata da Mario Gianani e Lorenzo Mieli. Gli stessi che hanno appena trionfato a Cannes con Fatherland di Pawel Pawlikowski, premiato per la miglior regia ex aequo con La Bola Negra degli spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi. Mubi distribuirà Fatherland nelle sale americane in autunno, a testimonianza del crescente peso internazionale della produzione italiana d’autore.
Mieli ha raccontato di aver inseguito i diritti del classico calviniano per anni, riuscendo finalmente a ottenerli nel 2022 dalla Wylie Agency. “L’immagine a cui sono più legato in questa storia non è tanto il ragazzo sull’albero, ma l’uomo adulto che trascorre tutta la vita vivendo su un albero“, aveva dichiarato all’epoca. “L’uomo che ha mantenuto la sua promessa, il suo rigore nell’essere disobbediente“. Una chiave di lettura che sembra perfettamente in sintonia con il cinema di Rohrwacher, sempre attento alle figure che scelgono percorsi laterali, che abitano i margini della società con ostinata poesia.
Le riprese di Il barone rampante non dovrebbero iniziare prima della seconda metà del 2027, lasciando alla regista il tempo necessario per completare il montaggio di Three Incestuous Sisters e per affrontare con la giusta preparazione un’opera così complessa. Portare sullo schermo un romanzo che vive di allegoria e di immagini letterarie potentissime richiede una visione precisa, una capacità di tradurre in linguaggio visivo ciò che Calvino aveva costruito con le parole.
L’incontro tra Alice Rohrwacher e Italo Calvino appare come uno di quegli accostamenti che sembrano inevitabili solo a posteriori. Entrambi hanno costruito universi narrativi dove il quotidiano e il fantastico si mescolano senza soluzione di continuità, dove i personaggi scelgono percorsi impossibili con una logica tutta loro, dove la poesia non è mai decorazione ma sostanza dello sguardo sul mondo. Se c’è una regista italiana capace di restituire al cinema la leggerezza calviniana senza perderne il peso filosofico, quella è probabilmente lei.
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