Il Grande teatro di Lido Adriano torna in scena con “Il viaggio in Occidente”

Il Grande Teatro di Lido Adriano giunge alla sua quarta edizione. Un bel risultato per il progetto di teatro comunitario ravennate. Anche quest’anno, alla base dello spettacolo, ci sono stati laboratori musicali, teatrali e scenografici durati quasi otto mesi, che hanno coinvolto più di 130 persone, fra cittadini, bambini, anziani e rifugiati.
Anche quest’anno il Grande Teatro porta avanti il suo dialogo con le culture orientali, e affronta Il viaggio in Occidente, uno dei quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese, composto nel XVI secolo. Lo spettacolo andrà in scena da mercoledì 10 a domenica 14 giugno, alle ore 20, al Cisim di Lido Adriano. Posto unico non numerato 10 euro; promozione i giovani al Festival, under 18: 5 euro.
Lo spettacolo
Quello che va in scena è un testo pieno di avventure e peripezie, che parla dell’incredibile viaggio del monaco cinese Xuànzàng in India (l’occidente è un concetto relativo!), alla ricerca delle sacre scritture buddhiste, accompagnato da quattro discepoli straordinari, fra cui il celebre re scimmia Sun Wukong. Un racconto di avventura, spiritualità e trasformazione, che potrebbe ricordare, per la sua fantasia sfrenata, i grandi poemi cavallereschi di Ariosto e che ha influenzato generazioni di artisti di tutto il mondo – tra questi il giapponese Akira Toriyama, che ha tratto il suo celebre Goku proprio da qui.
“Lido Adriano torna protagonista del Festival con tutte le voci e i volti della sua straordinaria comunità – sottolineano il sindaco Alessandro Barattoni e l’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia – Un progetto ormai consolidato che ogni anno conferma la freschezza, l’efficacia e l’energia dei linguaggi teatrali, e culturali più in generale, nella costruzione di una scena artistica e sociale di eccezionale vitalità, rendendo protagoniste esperienze, storie e racconti di un mosaico multiculturale in continuo rinnovamento”.
“La presenza del Gran Teatro di Lido Adriano è fondamentale all’interno del Festival, proprio per la sua carica di condivisione, di idea comunitaria e artistica – dichiara Anna Leonardi, direttrice artistica di Ravenna Festival – La cultura come mezzo di unione tra giovani, donne e uomini di ogni provenienza, rappresenta un vero modello di vivere sociale. Il tema del viaggio sarà quest’anno l’occasione di un rovesciamento dei punti di vista, alla scoperta dell’umanità che ci circonda con tutte le sue prossimità e lontananze. Figure letterarie antiche rilette con occhi contemporanei, dialoghi tra lingue diverse “sporcate” (arricchite) dal dialetto, vitalità complementari di artisti professionisti e volontari che dialogano con ragazze e ragazzi in formazione, con anziani, con l’umanità più varia che compone il tessuto sociale: il progetto del Gran Teatro è di per sé un viaggio fatto dal singolo e dalla comunità, nella scoperta dell’incontro con l’altro”.
“Non è un caso che il Grande Teatro di Lido Adriano parli sempre di viaggio – commenta Luigi Dadina, regista, – per noi ogni edizione è un viaggio a se stante, con tutti i volontari, nella cultura di un altro paese. Mi ha colpito subito, quest’anno, la vitalità di Sun Wukong, il re scimmia, che è un personaggio arlecchinesco, vitalissimo – insomma, un vero anarchico. Così, dal punto di vista registico, mi è venuto naturale avvicinare tutti questi personaggi a quelli della commedia dell’arte italiana, e rispecchiare l’infinita ricchezza di questo testo in quella umana e dialettale del nostro grande Coro”.
“Il Viaggio in Occidente è uno dei grandi romanzi comici della letteratura mondiale – afferma Tahar Lamri, drammaturgo dello spettacolo – Quando ho cominciato a lavorare sul testo mi sono accorto che la storia di Sun Wukong non era una storia cinese del Cinquecento, ma era la storia di chiunque sia arrivato da lontano con troppa energia, troppa ambizione e poca umiltà, e abbia dovuto imparare, a caro prezzo, che la forza da sola non basta”.
Come sempre è centrale, per questo teatro comunitario, l’aspetto musicale. Come spiega Lanfranco Vicari, direttore artistico e paroliere, “forse non troveremo mai una forma precisa di questo Grande Teatro: ogni volta scegliamo e viaggiamo attraverso testi diversi, che ci costringono a cambiare schemi e posizioni. Nel mio caso, quest’anno ho cercato di guardare e ascoltare molto, per trovare cosa rende questa esperienza unica, provando a trovare un punto fermo in questa carovana che si sposta continuamente. Musicalmente invece mi sono concentrato a moltiplicare le voci. Ho lavorato con quattro giovani rapper, in una sorta di laboratorio fisso di costruzione di canzoni, in rapporto continuo con le idee musicali di Francesco Giampaoli e le richieste del reparto teatrale; ne sono usciti una manciata di pezzi dove credo risieda una parte del futuro del Grande Teatro»”
Fin dalla prima edizione, a coordinare i musicisti dell’orchestra del Grande Teatro, nonché autore delle musiche, è il bassista Francesco Giampaoli, fra i più importanti musicisti della scena romagnola. “La musica che scrivo per il Grande Teatro è lo specchio di un grande viaggio. Ogni anno, in una prima fase, cerco di approfondire le culture musicali dei paesi dove si svolge il racconto, per assimilare elementi ritmici, melodici ed armonici. Poi rimescolo tutto con le musiche che ho incontrato nella mia esperienza. Provo a far nascere qualcosa di nuovo: non sono particolarmente interessato all’approccio filologico. Come nelle cucine delle grandi metropoli, così nel Grande Teatro tradizioni diverse si mescolano per dare origine a nuove ricette”.
A coordinare questa complessa macchina produttiva, l’organizzatrice Federica Francesca Vicari: “Il Grande Teatro non è solo uno spettacolo: attorno ad esso, in questi quattro anni, si è creata una vera comunità – dichiara – Quest’anno in scena saremo 135 persone, dai 4 agli 86 anni. La risposta delle persone, delle famiglie, ci convince sempre di più che l’arte del fare è necessaria. La Cultura (nel senso più ampio del termine) è motore di cambiamento e di creazione, sociale e politico. Vantiamo una squadra di circa 40 volontari e volontarie; se contiamo l’impatto diretto e indiretto del progetto superiamo le 600 persone. Abbiamo creato un paese invisibile, ma vivo, con la sola forza della cultura”.
Source link




