Intelligenza artificiale, solo un’impresa su 20 ha avviato la rivoluzione: siamo sotto la media Ue
ROMA – L’Italia è finalmente digitale: i lavoratori si muovono in Rete con passo spedito, praticano il lavoro agile da casa, mentre le aziende rendono “automatiche” le loro funzioni chiave.
Nello stesso tempo, il Paese usa l’intelligenza artificiale in maniera timida e, a volte, addirittura casuale. Se tante aziende piccole e medie neanche guardano all’IA, chi la utilizza senza una bussola ne ricava vantaggi modesti. Così tante volte smette di investire, si scoraggia, non ci crede più.
Nella sua Relazione annuale, la Banca d’Italia prende atto che una “digitalizzazione di base” è stata ormai raggiunta da quattro imprese italiane ogni 5. Parliamo di quelle private, non finanziarie e con almeno 10 addetti. E Bankitalia registra progressi anche nell’analisi dei dati, pratica cui si dedica quasi la metà degli imprenditori (nel 2025, contro il 27% del 2023). La navigazione si è fatta analitica, non è più casuale.


Il terzo gradino
Qualcosa, però, si è inceppato al momento di salire il terzo gradino, quello dell’intelligenza artificiale. Bankitalia, allarmata, registra che solo il 16% delle aziende è entrato con decisione nell’era algoritmica. Parliamo di aziende dell’industria e dei servizi non finanziari con almeno 10 addetti.
Il livello è inferiore di quattro punti — tanti — rispetto alla media dell’Unione europea. La fotografia migliora lievemente quando l’indagine Invind della Banca d’Italia inquadra le imprese con almeno 20 addetti (a inizio 2026). Poi, come sulle montagne russe, il quadro torna a peggiorare per le realtà che hanno tra i 20 e i 49 addetti; per risalire, fino al 63%, nelle imprese che ne hanno almeno 500.


Sulle montagne russe
Anche i settori marciano a velocità molto diverse. L’IA è più diffusa nei servizi, dove raggiunge il 36%, mentre nella manifattura si pianta al 27%.
Arranca proprio la manifattura, che pure è uno dei pilastri e degli orgogli dell’economia italiana. Il suo livello di produttività, la capacità di innovare, la sfida ai concorrenti internazionali: su tutti questi fronti, si rischia di segnare il passo.
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Dimensioni diverse
Il comparto degli “altri servizi”, che comprende anche le attività professionali, scientifiche e tecniche, mostra invece il tasso medio di adozione più elevato, favorito da una diffusione omogenea della tecnologia tra imprese di dimensioni diverse.
In generale l’IA entra con passo troppo prudente. La quota di imprese che ne dichiara un’integrazione estensiva nei processi aziendali resta contenuta: siamo appena al 5%.
Le applicazioni più frequenti riguardano il commercio anche elettronico, la produzione di beni, l’offerta di servizi, la gestione degli oneri amministrativi.
Dove vengono usati algoritmi generativi, prevale la creazione di testi. Oltre la metà delle imprese si segnala per applicazioni avanzate. Mette in campo chatbot per i clienti, così da fornire una prima assistenza quando si collegano al sito; agenti di IA, per garantirsi azioni uguali e continuative fino a nuovo ordine; e strumenti per la scrittura del codice.


I più giovani
Bankitalia avverte che la tecnologia è tanto promettente quanto difficile da gestire. I dipendenti vanno formati a seguirne le continue, frenetiche evoluzioni. Serve un occhio di riguardo ai giovani, più permeabili ed entusiasti. Le connessioni Internet dell’azienda devono essere all’altezza di strumenti algoritmici a latenza zero. E, alla fine, interi processi aziendali vanno ripensati.
Nei sondaggi sul campo, Banca d’Italia registra infine che l’iniziale entusiasmo per l’IA lascia il campo a uno strisciante scetticismo. Il 70% delle imprese lamenta, sconsolata, che gli algoritmi non hanno migliorato la produttività del lavoro, come si sperava. Un tratto di delusione che ricorre finanche nel 59% degli utilizzatori intensivi.
Sul fronte dell’occupazione, l’impatto appare ancora più contenuto. Per l’84% delle imprese, l’intelligenza artificiale non ha divorato posti di lavoro. A scanso di equivoci, Bankitalia non si augura certo una decimazione delle lavoratrici e dei lavoratori umani.
Al contrario, il governatore Panetta chiede di tutelare il dipendente che, per tanti motivi, è meno pronto all’epocale cambiamento.
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