Toscana

il libro presentato in biblioteca

Montemerano (Grosseto). È arrivato al secondo appuntamento il percorso che l’Accademia del libro di Montemerano sta dedicando al territorio della provincia di Grosseto.

“Una campagna radicale. Grosseto e la Maremma laboratori del Novecento”, edito da Donzelli, è il titolo programmatico di un libro prezioso per riflettere sulle specificità del territorio, rispetto alla Toscana e non solo.

A presentarlo sabato 30 maggio, alle 18, sarà Simone Rusci, architetto, urbanista e direttore dell’Ente Parco regionale di Maremma, autore del libro insieme a Marco Voltini, ricercatore al Politecnico di Milano e docente di landscape design.

Il precedente appuntamento del 2 maggio, dal titolo “Campagna contemporanea”, era stato dedicato ai progetti dell’architetta Margherita Marri, ricercatrice al Politecnico di Milano. Il percorso dell’Accademia, condotto da Ersilia Agnolucci, conferma il nuovo corso degli studi e delle progettazioni che va oltre gli stereotipi regionali.

Per capire l’Italia di mezzo, il 60 per cento del nostro Paese, distante dalle concentrazioni metropolitane e dalle aree marginali. Come raccontarla, come rappresentarla al di fuori degli stereotipi che poco hanno a che vedere con i contesti sociali e antropologici attuali? L’Italia di mezzo è quella che soffre maggiormente di carenze infrastrutturali e di insediamenti produttivi cui non fa eccezione il grossetano. Ma lo stigma della provincia arretrata deriva dall’occhio dell’altra parte della Toscana, quella maggiore dei grandi centri storici. Si rischia di non vedere quanto questo spazio vasto e dilatato, fatto di aree che vanno dalla costa alla pianura di bonifica, alla collina, alla campagna dell’incolto, e comprendente un capoluogo “formato da tante periferie”, nel ricordo della Kansas di Bianciardi, sia in realtà uno spazio di dinamiche territoriali radicali.

“La provincia di Grosseto costituisce uno strano pezzo di Toscana, che qualcuno definirebbe ‘minore’ contrapponendola alla Toscana da cartolina, quella del Chianti, della Val d’Orcia, di Siena e di Firenze – scrive Rusci –. Una Toscana altra, a metà, ibrida per gli stessi toscani ‘maggiori’, che la percepiscono non tanto come terra di confine quanto come un gradiente di transizione tra l’alto Lazio e la vera Toscana”.

Il libro

Dal libro emerge una Toscana diversa, distante rispetto a quella dei borghi e delle città d’arte, arretrata, ma non povera, ricca di bellezze territoriali e paesaggistiche. Un’area in cui il Novecento ha inciso profondamente, trasformando in maniera radicale lo spazio urbano, la costa e soprattutto la campagna. Nonostante la crescita, il territorio rurale resta autenticamente agricolo, poco segnato dalla dispersione insediativa, che ha una forte polarizzazione sul capoluogo. Anche lungo la costa l’urbanizzazione non è diventato un continuum edificato, caratteristica ormai rara nelle pianure costiere italiane.

“Il territorio grossetano è imbrigliato in un ossimoro narrativo – osserva Simone Rusci -. Da un lato, il racconto dello spazio abitato percepito come isolato dal resto del Paese a causa del deficit infrastrutturale, dell’assenza di distretti manifatturieri e di poli industriali di rilievo. Dall’altro, emergono trasformazioni territoriali talmente profonde da poter essere definite radicali: la faticosa bonifica del Padule di Castiglione, l’espansione di Grosseto in una grande periferia e una valorizzazione del territorio attraverso l’istituzione di importanti parchi regionali e zone di tutela”.

Il grossetano è dunque periferico, ma al tempo stesso un banco di prova per misurare le eredità e le prospettive del Novecento. Concludono gli autori: “La definiremo una Toscana diversa, ampia e distante, arretrata, ma non povera, che non cresce con costanza, ma che ogni tanto balza in avanti grazie a una modernità congenita e poco convenzionale”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »