Friuli Venezia Giulia

Se salta Suez, il Mediterraneo rischia di diventare “un lago”

26 maggio 2026 – ore 19:00 – Guerre, crisi energetiche, tensioni geopolitiche e cambiamenti climatici stanno trasformando in profondità il sistema logistico internazionale, mettendo sotto pressione porti, infrastrutture e catene di approvvigionamento. È il quadro emerso questa mattina a Trieste nel corso del focus “La nuova logistica in tempi di guerra e di cambiamenti climatici – Focus Medio Oriente”, primo appuntamento di un ciclo di incontri promosso dalla Camera di commercio Venezia Giulia nell’ambito del Festival del Cambiamento. Al centro del confronto il nuovo equilibrio globale dei traffici marittimi e terrestri, in un contesto in cui la geopolitica – è stato sottolineato – non rappresenta più un fattore esterno all’economia portuale, ma incide direttamente su rotte, costi energetici, tempi di navigazione e competitività degli scali. “Partiamo con la logistica, settore verso il quale come Ente camerale siamo particolarmente attenti sia a livello istituzionale e strategico, sia nell’affiancamento alle imprese”, ha affermato il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, evidenziando come le crisi internazionali abbiano avuto effetti immediati su imprese e cittadini.

Paoletti ha richiamato l’attenzione soprattutto sull’aumento dei costi energetici e dei carburanti. “Un litro di gasolio – ha ricordato – a gennaio 2020 costava in media 1,44 euro, mentre a gennaio 2026, prima dell’attacco Usa-Israele in Iran, era già oltre 1,6 euro, arrivando poi quasi a 2,2 euro”. Un incremento che, secondo il presidente camerale, si riflette direttamente sui costi del trasporto e sull’intero sistema produttivo. Dal confronto è emerso inoltre come la posizione geografica dell’Italia non sia più sufficiente a garantire competitività senza un sistema infrastrutturale efficiente e integrato con i mercati europei. Il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico orientale, Marco Consalvo, ha sottolineato che la competitività dei porti di Trieste e Monfalcone dipende in larga parte dall’efficienza dei collegamenti logistici con Germania e Paesi dell’Europa centro-orientale, in grado di movimentare merci fino a distanze di 1.500-2.000 chilometri. Sul fronte infrastrutturale, l’assessore regionale alle Infrastrutture Cristina Amirante ha ribadito la necessità di investire in reti moderne ed efficienti, indicando tra le priorità il nodo ferroviario di Udine e il raddoppio della linea Udine-Cervignano, pur esprimendo preoccupazione per le criticità legate alle manutenzioni sulla Pontebbana e alle chiusure del valico di Tarvisio.

Ampio spazio è stato dedicato agli scenari internazionali e alle tensioni in Medio Oriente. Per il giornalista Fausto Biloslavo, esperto di conflitti internazionali, la tregua tra Stati Uniti e Iran rappresenta soltanto “una dilazione”, mentre permane il rischio legato allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per energia e traffici marittimi globali. “Il rischio sistemico più immediato – ha spiegato – resta l’irrisolto stallo di Hormuz, che impatta direttamente l’Europa attraverso energia, assicurazioni marittime e premi di rischio”. Secondo Biloslavo, anche in presenza di accordi temporanei, il conflitto regionale continuerà a produrre effetti sulle supply chain internazionali. Una lettura condivisa anche da Alessia Melcangi, docente di Medio Oriente e Africa all’Università La Sapienza di Roma, secondo la quale “da Hormuz a Suez il Medio Oriente non è più soltanto un teatro di crisi regionali, ma il punto in cui si stanno ridefinendo traffici, energia, sicurezza e nuovi equilibri globali”. “Gli stretti strategici – ha osservato – sono tornati a essere strumenti di pressione geopolitica”, con effetti diretti sulle catene commerciali mondiali, sui costi logistici e sulla stabilità economica internazionale. Sul ruolo strategico dei grandi corridoi marittimi si è soffermato anche Antonello Fontanilli, direttore di Uniontrasporti, che ha definito Suez, Hormuz e Panama “indicatori della fragilità del commercio globale”. Secondo Fontanilli, ogni rallentamento o instabilità in questi snodi produce ripercussioni immediate sui terminal portuali, sui costi industriali, sull’energia e sulla continuità degli scambi commerciali europei.

Particolarmente netto l’intervento di Francesco Stanislao Parisi, presidente dell’associazione Trieste Summit, che ha definito “drammatica” la mancata ripresa del ruolo strategico del Canale di Suez a causa degli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso. “Se il Canale di Suez non dovesse recuperare pienamente la sua funzione – ha avvertito – la centralità geografica del Mediterraneo verrebbe meno”. Un rischio che, secondo Parisi, potrebbe trasformare il Mediterraneo in “un lago marginale” nei nuovi equilibri commerciali mondiali. Indicazioni più rassicuranti sono invece arrivate dal presidente e amministratore delegato della Samer & Co. Shipping, Enrico Samer, secondo cui l’attuale crisi mediorientale non sta incidendo in maniera significativa sull’operatività del porto di Trieste. “Trieste – ha spiegato – è specializzata soprattutto sui traffici dell’Est Mediterraneo e sulle merci provenienti dal Canale di Suez. Per quanto riguarda il terminal petrolifero e i carichi di massa, non abbiamo registrato particolari criticità o scostamenti significativi”. Samer ha inoltre evidenziato come, in alcuni casi, i traffici commerciali si siano persino adattati alle tensioni internazionali, con merci provenienti dall’Iran che raggiungono l’Europa via camion attraverso la Turchia per poi imbarcarsi sui traghetti diretti verso Trieste.

Articolo di Francesco Viviani




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