La coppia che ha rubato 2 milioni di euro in monetine
C’è qualcosa di profondamente inarrestabile e ancestrale, nel racconto che arriva in questi giorni da Kempten, placida sentinella dell’Algovia bavarese, dove l’ordine teutonico si è improvvisamente scoperto vulnerabile sotto il peso – letterale e metaforico – di sedici tonnellate di monetine. È l’impossibilità umana di resistere alla tentazione. Non cercate il glamour delle rapine a Place Vendôme, non inseguite il brivido digitale dei pirati del bitcoin o le architetture sofisticate dei paradisi fiscali. Qui la cronaca si fa materia bruta, metallo che stride, polvere di strada e uffici comunali. Qui il delitto ha il suono sordo dei due euro che cadono in un sacco di juta e il ritmo lento di una goccia che, anno dopo anno, scava un buco nel bilancio pubblico.
È la parabola di un uomo di quarant’anni, ex dipendente comunale, e di sua moglie, trentanovenne, che per un decennio hanno trasformato i parchimetri della città in un bancomat privato, un “affare di famiglia” capace di drenare quasi due milioni di euro. Moneta dopo moneta. Sono stati arrestati a marzo, dopo che la loro banca aveva segnalato un possibile riciclaggio di denaro per i costanti versamenti metallici.
Davanti al tribunale regionale, la coppia si è dichiarata colpevole. Nel loro racconto emerge l’anatomia di un delitto metodico, una routine criminale che per anni ha sbeffeggiato la leggendaria precisione teutonica.
Il martedì sera, mentre la città si avviava al riposo e prima dello svuotamento ufficiale dell’indomani, lui accedeva ai sistemi informatici. Cercava i parchimetri più ricchi, quelli con oltre 800 euro di incasso, o puntava su quelli guasti. Poi, con facilità disarmante, prelevava le chiavi dalla cassaforte del comune – “Chiunque avrebbe potuto prenderle”, ha ammesso – e andava a riscuotere il bottino. Le ricevute venivano gettate: per l’amministrazione quel denaro non era mai esistito.
Un circolo vizioso, una bramosia alimentatasi da sola. Tra il 2020 e il 2025, la procura contesta 335 furti per oltre 1,3 milioni di euro, a cui si aggiungono altri 600 mila euro dal 2015, prescritti ma citati come prova di un’attività incessante. Ma l’aspetto più grottesco risiede nel destino di quel tesoro di latta. Come si riciclano due milioni in pezzi da uno o due euro? In parte portandoli in banca con scuse vaghe, in parte infilandoli nei distributori Coinstar per convertirli in banali buoni della spesa.
Un edonismo provinciale ha divorato questo bottino. Nonostante l’enorme cifra, la coppia ha ammesso che non è rimasto nulla. Tutto dilapidato per un tenore di vita altissimo: auto di lusso, un allevamento di cavalli, lo sfarzo esibito in una comunità che si credeva al riparo da simili derive.
Oggi Kempten corre ai ripari cambiando serrature e controlli.
I due complici, che rischiano fino a dieci anni di carcere, si scoprono anche divisi: si sono separati lo scorso agosto. L’ultimo dettaglio rasenta il sublime: nell’atto di dirsi addio, l’ex marito ha liquidato la consorte con una buonuscita di quindicimila euro. Ovviamente, in monetine.
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