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Giallo di Pietracatella, tempi lunghi per i dati sui telefoni. Facciolla: “Gianni e Alice non hanno nulla da nascondere” | isNews

In Questura la procedura di estrazione della copia forense dei dati presenti su telefoni, computer e modem sequestrati nella casa della famiglia Di Vita. Ricerche su ricina, chat e geolocalizzazioni per sapere come e perché sono morte madre e figlia


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, esperti informatici al lavoro su telefoni, tablet, computer e modem sequestrati nella casa della famiglia Di Vita, per i quali è iniziata questa mattina in Questura l’estrazione della copia forense.

Un’attività complessa, che richiederà diversi giorni, e che per la Procura di Larino, che indaga per duplice omicidio premeditato, potrà servire a chiarire come e perché sono morte Sara Di Vita, 15 anni, e sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, le due donne avvelenate dalla ricina.

“Abbiamo iniziato alle 10, ovviamente non saranno tempi brevi“, ha chiarito Giovanni Alfonso, consulente tecnico di Gianni e Alice Di Vita.

Previsione confermata anche da Paolo Lanese, legale della famiglia Di Ielsi. “Si tratta di un’attività complessa che durerà diversi giorni – il commento dell’avvocato – Noi non conosciamo il contenuto dei dispositivi, questo avverrà nella fase successiva”. Quindi il chiarimento in merito al quesito posto dalla Procura, che ha chiesto di verificare se sui telefoni e sui dispositivi utilizzati dalle vittime ci siano tracce di ricerche sulla ricina: “Evidentemente la Procura percorre tutte le ipotesi e si lavora per capire quali sono da escludere e quali no”.

Alle operazioni, oltre alla Squadra mobile e agli esperti informatici, partecipa anche personale dello Sco, il Servizio centrale operativo della Direzione centrale Anticrimine della Polizia, arrivato da Roma.

“Credo che all’esito dell’estrapolazione dei dati ci sarà da risentire qualcuno, per trovare conferma o meno di quello che emergerà – il commento di Vittorino Facciolla, l’avvocato di Gianni e Alice Di Vita – Per il resto noi siamo assolutamente tranquilli e fiduciosi. Come sempre abbiamo detto, proattivi rispetto all’esigenza di far emergere la verità”.

“Loro non si sono fatti un’idea di quello che può essere accaduto, di certo questa narrazione che li vede
 coinvolti è una narrazione che respingono – ha detto ancora Facciolla riferendosi alla posizione dei suoi assistiti – Non hanno nulla da nascondere e stanno continuando ad avere un atteggiamento di estrema collaborazione. E’ evidente che sono anche persone provate, perché stanno vivendo un lutto terribile”.

Infine l’avvocato ha risposto a una domanda sul telefono di Gianni Di Vita, l’unico apparecchio della famiglia che non è stato finora sequestrato: “Io non so perché non è stato preso, questo bisogna chiederlo agli inquirenti. Noi lo abbiamo messo a disposizione dal primo secondo. Credo comunque che gli inquirenti stiano ragionando per step e quindi è possibile che acquisiranno anche 
il telefono di Gianni”.


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