Alex Sorrentino lasciato per 3 giorni in garage

LORETO- Almeno una mazzetta per uccidere Alex Ettore Sorrentino dopo la lite scoppiata nel garage di via Altotting, a Loreto. Stando alle risultanze investigative, sarebbe stato il 38enne lombardo Matteo Borrelli ad impugnare l’arma del delitto scoperto la mattina dello scorso 19 settembre. A otto mesi dai fatti, la procura ha fatto recapitare al 38enne l’avviso di conclusione delle indagini. In carcere dal giorno del fermo, deve rispondere di omicidio volontario.
La causa
Non sono state contestate aggravanti dal pm Andrea Magi, titolare del fascicolo. Il movente, come emerso fin dal primo momento, sarebbe legato al mondo della droga, considerando i precedenti di vittima (estorsione, rapina) e indagato (spaccio). Con la ricezione dell’atto, Borelli – compagno della donna proprietaria del garage teatro del delitto – potrà decidere se farsi ascoltare dagli inquirenti oppure depositare una memoria difensiva. «Conoscevo Alex, ma non l’ho ucciso» è sempre stata la versione dell’indagato, assistito dall’avvocato Maila Catani. Il 45enne Sorrentino, residente a Castelfidardo insieme all’anziana madre (tutelata dal legale Francesco Nucera), era stato colpito alla testa più volte nel corso di un furibondo litigio avvenuto nel box di via Altotting. Sarebbe stata utilizzata almeno una mazzetta da muratore, anche se i carabinieri ne avevano sequestrate due. Stando ai risultati dell’autopsia, la morte è da collocare tra la notte del 15 e 16 settembre. Dunque, il cadavere sarebbe rimasto per almeno tre giorni sul pavimento del garage. Chi lo aveva scoperto? La compagna del 38enne. Era scesa al pianterreno per aprire il box, trovando il corpo senza vita del 45enne. Era stato poi Borrelli, con il telefono della donna, a lanciare l’allarme, facendo piombare in via Altotting gli investigatori e gli operatori del 118. Secondo la ricostruzione della procura, attorno alle 23 del 15 Sorrentino è uscito di casa salutando la madre. Era ben vestito, come se dovesse incontrare qualcuno per discutere di affari, nonostante fosse disoccupato. Attorno a mezzanotte, la telefonata alla fidanzata. Poi, il nulla per i tre giorni successivi. Avrebbe raggiunto l’abitazione del 38enne con un’auto presa a noleggio – si tratta di un’utilitaria Peugeot – proprio la mattina del 15 settembre. Non poteva guidare, non aveva la patente a causa dei suoi precedenti. Sarebbe stato accompagnato da qualcuno. Addosso alla vittima le chiavi non sono state trovate. Nel garage i colpi mortali alla testa, scagliati frontalmente. Un quadro di estrema violenza, come se la lite fosse degenerata all’improvviso.
Il mistero
Rimane il mistero la sparizione del cellulare di Sorrentino. Si sa che il 45enne conosceva bene la zona, dato che nel 2018 era stato arrestato da quelle parti con l’accusa di spaccio. L’auto sarà ritrovata qualche giorno dopo il delitto in un’area di sosta a Castelfidardo, a poca distanza dall’abitazione della vittima. All’interno dell’abitacolo non sarebbero state trovate tracce di Dna riconducibili al 38enne, rimasto sempre l’unico indagato per il delitto.




