Ambiente

Viaggio on line con alpeggiatori e casari dei due formaggi Dop della Valtellina – Prodotti Tipici

Raccontare i formaggi Dop Valtellina
Casera e Bitto attraverso le voci di alpeggiatori, casari,
operatori e stagionatori, per restituire memoria e valore a una
delle filiere lattiero-casearie più identitarie dell’arco alpino
lombardo da 16,3 milioni di euro. Debutta online l’ebook e
podcast “Una Montagna di Formaggi Valtellina Casera e Bitto,
Storie di Dop”, progetto del Consorzio di Tutela: 11 storie, 5
episodi e 13 testimonanze incentrate sulle due Dop che
rappresentano il 30% dell’economia lattiero-casearia della
provincia di Sondrio.

   
Storie di consapevolezza e di ritorno alle origini come
quella di Davide Codazzi che, dopo aver fatto l’assicuratore,
oggi è allevatore-casaro di Moda Vegia; con 264 mila follower su
Instagram racconta la sua quotidianità tra mucche e pascoli,
trasformando la vita d’alpeggio in un racconto contemporaneo di
dedizione per la montagna. “Ho trovato la mia strada – racconta
– tra vent’anni continuerò questo lavoro, magari in modo
diverso. Mi piacerebbe costruire una stalla in alta montagna e
vivere lì, forse con meno animali, ma in una dimensione
sostenibile. Sapere dove stai andando ti fa vivere più
tranquillo e sereno”. La famiglia Grassi, Claudio, Dante e
Loretta sono allevatori di vacche di razza bruna alpina e
produttori di Bitto che continuano il lavoro del padre per più
di 50 anni. C’è poi lo stagionatore Paolo Ciapponi, che nella
sua bottega storica a Morbegno porta avanti l’intuizione del
padre e dello zio, che il Bitto potesse migliorare con una
stagionatura di dieci anni. Viola Vanini, invece, con La Fiorida
porta avanti il sogno del padre da bambino: “produrre formaggi
e farli degustare agli ospiti che avrebbero dormito a pochi
metri dalla stalla, assistendo al processo produttivo, senza
trucchi né segreti. Oggi la sua stalla, 21 mq a mucca, è tra le
migliori best practice di benessere animale a livello europeo. E
ancora Cristina Gusmeroli, vincitrice del primo premio della
Mostra del Bitto 2024 che porta avanti l’eredità del papà fin
dall’età di 15 anni, il giovane casaro Enrico Martinelli, ma
anche la tecnica del Consorzio Selene Erini o l’addetta alla
qualità Erica Cossi, testimone di come una giovane generazione
di produttrici e produttori si stia facendo largo.

   

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